Ci vuole un gran coraggio, una frustrazione incalzante o la ragione dalla propria parte per trascinare in tribunale un’istituzione come Mediaset: al di là delle vicende giudiziarie di cui la famiglia Berlusconi non è mai paga, se la querelante è Barbara D’Urso il sospetto che le motivazioni siano anche extra-giudiziarie non è una questione di lesa maestà.
Allontanata tre anni fa dal suo pubblico con un comunicato e costretta ad un silenzio televisivo che né l’ospitalità della Venier a Domenica In, né il sarcasmo gratuito di Selvaggia Lucarelli a Ballando Con Le Stelle hanno ammorbidito, la regina delle facce contrite, delle luci iperuraniche e del “22% di share anche senza i fratelli Rodriguez” ha sempre parlato di accettazione dei diktat imposti dall’alto nel proporre una certa tv-spazzatura: quindi il “soldatino di Cologno Monzese” si è sempre mosso nella piena legalità della policy aziendale.
Barbara e i suoi avvocati contestano al Biscione il mancato corrispettivo dei diritti d’autore per i programmi di cui è stata ideatrice, nonché la violazione del codice etico Mediaset per quel profilo social ufficiale (@Qui_Mediaset) che, nel marzo 2023, la ingiuriò con un commento sgradevole sotto un suo post, per il quale non ha mai ricevuto delle scuse, e che allarga la vicenda a scenari personali: “Che cosa antipatica, T mi pare azzeccato Silvy”.
Le interpretazioni su quella “T” associata ad una donna non si sono fatte attendere, così come le speculazioni sull’identità di “Silvy” Toffanin, che parrebbe non aver mai avuto in gloria la D’Urso.
Un’antipatia condivisa anche da Maria De Filippi, con la quale una Barbara terrorizzata si scusò per una memorabile puntata di Pomeriggio 5, quando un ospite smascherò i meccanismi di Temptation Island, prodotto dalla Fascino di Maria.
Le rivendicazioni legali citano le due conduttrici, probabili cause di un clima lavorativo astioso, con l’obbligo di far approvare preventivamente l’elenco di tutti gli ospiti di tutte le sue trasmissioni alle produzioni di Silvia Toffanin (compagna di Piersilvio) e di Maria De Filippi (consigliera in pectore).
Mediaset ha ufficialmente sconfessato la ricostruzione dell’accusa, ma la D’Urso ha fornito pubbliche prove del contrario, con calcolo e freddo cinismo.
Che sia il “caffeuccio” della vendetta come ci ha insegnato Barbara, dopo tanti anni di Pomeriggio 5, solo le opportune sedi lo stabiliranno, nel frattempo, “col cuore”.