Pensare di andare ospiti a Belve di Francesca Fagnani per uscirne immacolati è un’aspirazione giustificata da questi tempi di reputazione social e, se non si è disposti ad accettare di poter diventare un meme o di offrire al pubblico ludibrio uno straccio di affermazione che diventi virale, è meglio non accettare quell’invito.
Del resto il talk-show di Rai2 funziona quando si ricorda che le belve a cui ambisce non sono animali domestici, ma fiere che schiumano e si insudiciano, fatte di puro istinto, e l’ambizione è scavare nel sentimento piuttosto che esaltare la ragione.
Al netto di alcune domande preparate (“che belva si sente” su tutte), c’è un grande lavoro di ricerca e su quello sgabello sono spesso gli attori a regalare performance da Oscar; non importa quanto sia “marzulliana” la domanda, perché è la reazione che fa la differenza.
Sarà per l’indole di donarsi al pubblico, o per quel luogo comune che li vede sempre vittime di un’isteria privata e personale, ma i migliori interpreti del cinema italiano si sono sempre rivelati memorabili: per una Valeria Bruni Tedeschi egoriferita e autosabotata, protagonista di una delle migliori interviste nella storia del programma, c’è una Micaela Ramazzotti che ha costruito il climax della propria confessione citando proprio la collega di set de La Pazza Gioia.
Tralasciando il gossip del matrimonio con Paolo Virzì, naufragato tra liti e schiaffi pubblici, la Ramazzotti si rammarica del pregiudizio su Claudio Pallitto, suo compagno e imprenditore nel campo del fitness, che sconta il luogo comune del palestrato senza cervello, quando invece tra professionisti del cinema, e grazie al giornalismo compiacente, un certo folklore viene pure mitizzato.
E quando imita la Bruni Tedeschi col cameriere, la meteoropatia e la vocina con cui si scusa per ogni mania, è chiaro che accusi il “circoletto” del cinema (impegnato) del quale Virzì è “er socio”, per cui il personaggio vale più della persona, al punto che la stessa Ramazzotti, per anni, si è vista costretta a interpretare la svampita dissociata, per acquietare produttori e registi incapaci di proporle qualcosa di diverso.
Pure l’elenco delle sue attrici preferite diventa lo show di chi rifiuta la marchetta culturale per dedicarsi alla verità. Dissonante e opinabile ma assolutamente felina, Micaela Ramazzotti ha dimostrato che più della persona perbene che casca in piedi, a Belve funziona il gatto che scommette su tutte e nove le vite in un colpo solo. Consapevole.