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Da “Baby Reindeer” a “Half Man”: Richard Gadd torna alla grande col soffocante racconto della mascolinità tossica

Da “Baby Reindeer” a “Half Man”: Richard Gadd torna alla grande col soffocante racconto della mascolinità tossica

Dopo appena due anni da “Baby Reindeer”, capolavoro in sette puntate di Netflix sull’incubo dello stalking e sull’angoscia di non sentirsi padroni della propria vita, Richard Gadd è tornato con “Half Man” direttamente dalla porta principale di HBOMax.

Drammaturgo e attore britannico celebrato dagli Emmy e dai Golden Globe, esploso da poco verso una meritata fama mondiale dopo una preziosa popolarità costruita sui suoi “one man show” teatrali, Gadd era atteso al varco della temuta “opera seconda”, il vero salto nel buio per ogni genio che si rispetti e, a giudicare dai feedback della critica e dell’opinione pubblica, la prova è stata superata.

Meno appariscente ed esplosivo di “Baby Reindeer” ma dotato di una forza coercitiva esemplare, “Half Man” ha debuttato il 24 aprile scorso col rilascio settimanale di ogni episodio, generando un’agitazione e un chiacchiericcio attorno alla storia, che ha raggiunto il culmine con la quarta puntata, che è assolutamente devastante per tensione drammatica, ma soprattutto per la tenuta scenica, il feeling e la potenza delle interpretazioni dello stesso Gadd e di Jamie Bell, ex bambino prodigio di “Billy Elliott”, che da adulto si è spesso ritagliato ruoli da anti-divo, ben oltre lo star system.

Half Man” racconta la storia di due uomini che si considerano fratelli, anche se non lo sono; uno è feroce e leale, l’altro timido e trattenuto. Si perdono e si ritrovano per il matrimonio di uno dei due, e l’incontro che ne segue ci riporta indietro nel tempo, tra traumi, errori, scelte sbagliate e voglia di riscatto mai del tutto afferrato: trent’anni delle loro vite di uomini tormentati.

Se Gadd ci aveva già abituato alle sue storie viscerali, con “Half Man” si immerge nella bassezza dei comportamenti più infimi e contraddittori degli uomini: dalla dominanza alla sottomissione, dalla violenza all’umiliazione, tutto diventa linguaggio e metafora di un amore ambiguo e masochistico, in nome di un sentimento fraterno.

Tra tante serie levigate “Half Man” si immerge nelle acque fangose della mascolinità tossica e della dipendenza affettiva nella società contemporanea, ci affonda nel lato oscuro dei rapporti umani e ci soffoca con un racconto intenso e prevaricante: un’esperienza divisiva il cui pregio più autentico è quello di non appartenere a tutti.

Per chi saprà sedimentarlo, invece, è un tuffo nell’universo maschile, così incerto e così attuale.