Onu, verso il voto sulla risoluzione sul clima: gli Usa contro, l’Europa spinge per annacquare il testo. E l’Italia? Assente

Il 20 maggio l'Onu vota la risoluzione nata dal parere ICJ sul clima. Trump frena, l'Ue annacqua, Italia tace tra i promotor

Onu, verso il voto sulla risoluzione sul clima: gli Usa contro, l’Europa spinge per annacquare il testo. E l’Italia? Assente

Mercoledì 20 maggio l’Assemblea generale dell’Onu vota la risoluzione che dovrebbe trasformare in azione politica il parere consultivo della Corte internazionale di giustizia del 23 luglio 2025: i giudici dell’Aia, all’unanimità, hanno stabilito che proteggere il sistema climatico è un obbligo giuridico per gli Stati, che il fallimento nella dismissione dei combustibili fossili può costituire atto illecito internazionale, che la mancata regolazione delle imprese sotto la propria giurisdizione apre la strada alla responsabilità statale. Una sentenza priva di vincolatività formale, che certifica però l’inazione climatica come violazione del diritto.

La risoluzione la guida Vanuatu, l’arcipelago del Pacifico che rischia di scomparire sotto il livello del mare e traina la diplomazia climatica dei piccoli Stati insulari. Il testo finale, pubblicato il 1° maggio 2026, è già il frutto di un’erosione. La bozza iniziale prevedeva un Registro internazionale dei danni per raccogliere prove di “perdite o lesioni attribuibili al cambiamento climatico”. È stato cancellato. A spingere per la cancellazione: Stati Uniti, Cina, Unione europea, Giappone, Paesi produttori di petrolio. La parte sui combustibili fossili è stata limata. L’indicazione della Unfccc e dell’Accordo di Parigi come “fori intergovernativi primari” è stata aggiunta come rassicurazione per chi temeva che il diritto internazionale potesse aggirare le Cop, ovvero il luogo dove da trent’anni si negozia senza decidere.

A febbraio l’amministrazione Trump ha fatto circolare un cablo del Dipartimento di Stato guidato da Marco Rubio: chiedeva agli alleati di pressare Vanuatu perché ritirasse la risoluzione, definita “ennesimo eccesso di potere dell’Onu”. Washington sosteneva che G7, Cina, Arabia Saudita e Russia condividessero le sue preoccupazioni. Il mese prima la Casa Bianca aveva revocato l’endangerment finding sui gas serra e annunciato l’uscita dal trattato Onu sul clima. La sequenza è leggibile: prima si smontano gli strumenti interni, poi quelli internazionali.

L’avanguardia europea

L’Unione europea, raccontano Human Rights Watch e i tavoli negoziali ripresi dalla stampa specializzata, ha spinto contro un’interpretazione “espansiva” del parere della Corte. Ovvero: ha contribuito a indebolire il testo. Lo ha fatto mentre Commissione e governi si presentano come avanguardia climatica del pianeta. È la stessa Unione che ha rinviato l’Ets sui trasporti, allentato i vincoli sulla deforestazione importata, riaperto il dossier sui motori a combustione. Il copione si ripete: si firma a Parigi, si negozia a Bruxelles l’eccezione per il proprio comparto. L’Italia manca dai co-sponsor del core group, gruppo che riunisce Paesi Bassi, Kenya, Sierra Leone, Singapore, Barbados, Isole Marshall, Micronesia, Palau, Giamaica, Filippine, Burkina Faso .

Il diritto contro la politica

La risoluzione ha effetto politico, e solo riflesso giuridico. Serve a poco, allora? Serve a molto, di fatto. Il parere della Corte, endorsato dall’Assemblea, diventa riferimento obbligato nei contenziosi climatici nazionali. In Italia, dove la riforma costituzionale del 2022 ha inserito all’articolo 9 la tutela dell’ambiente “nell’interesse delle future generazioni”, il pronunciamento dell’Aia potrà essere invocato da chi fa causa allo Stato per le politiche fossili. È quello che teme Washington, che fa Bruxelles, che ignora Roma.

Quando un piccolo Stato del Pacifico costringe i grandi inquinatori a tre anni di negoziati, a tavoli infiniti, a un cablo riservato del Segretario di Stato americano, qualcosa funziona. La risoluzione passerà, con voto largo, e tutti diranno di aver vinto. Solo che il mare di Vanuatu continua a salire e la Corte ha già scritto, nero su bianco, di chi è la responsabilità.