Altro che liberalizzazioni. Sulle autostrade italiane il libero mercato resta un miraggio e la concorrenza una chimera. A certificarlo, nero su bianco, è l’Anac di Giuseppe Busia, che con la segnalazione N.1 del 2026, approvata il 1° aprile scorso, ha denunciato una lunga serie di violazioni e ritardi in tema di concessioni autostradali.
Si tratta di un “Atto di Segnalazione” pesantissimo, indirizzato a Governo e Parlamento, nel quale Anac fotografa un sistema fermo da anni, dove i concessionari continuano a gestire tratte miliardarie senza rispettare gli obblighi di gara previsti dalla legge e dove il rischio di proroghe “illegittime” torna a incombere. Già da fine 2026!
Niente esternalizzazioni dei servizi, il primo vulnus al Codice degli Appalti
Nel mirino dell’Autorità anticorruzione c’è innanzitutto la mancata applicazione dell’articolo 186 del Nuovo Codice degli appalti. La norma stabilisce che le concessioni affidate in passato senza una vera gara europea (praticamente tutte) debbano compensare quel vantaggio aprendo al mercato una quota tra il 50 e il 60% dei lavori, servizi e forniture. Tradotto: manutenzioni, cantieri e appalti dovrebbero essere affidati attraverso gare pubbliche e non restare in casa ai soliti gruppi.
Peccato che tutto sia rimasto lettera morta. Secondo l’Anac, infatti, nel settore autostradale questi obblighi non sono mai stati realmente applicati. Eppure la delibera attuativa dell’Autorità, la N.265 del 2023, è pienamente in vigore dal primo luglio di quell’anno.
Non solo: i concessionari che avevano impugnato il provvedimento davanti al Tar del Lazio hanno perso. I giudici amministrativi, con una raffica di sentenze emesse tra il 2 e il 5 febbraio scorso, avevano infatti confermato la legittimità della delibera Anac. Ma nonostante questo nulla si è mosso.
Pef (obbligatori) scaduti da anni che il ministero di Salvini non ha mai richiesto
A complicare ulteriormente il quadro c’è il caos dei Piani economico-finanziari, i famosi Pef, che in molti casi risultano scaduti da anni. Il ministero delle Infrastrutture, nelle interlocuzioni con l’Anac, ha spiegato che senza aggiornare quei piani sarebbe difficile perfino calcolare le quote da mettere a gara. Ma per l’Autorità questa giustificazione non regge. Anzi, il mancato aggiornamento dei Pef costituisce a sua volta una violazione normativa, perché le revisioni avrebbero dovuto essere completate entro il 31 dicembre 2024.
Il risultato è un gigantesco cortocircuito: concessioni affidate decenni fa continuano a produrre rendite di posizione, mentre il mercato resta chiuso e gli obblighi di concorrenza vengono rinviati all’infinito. Per l’Anac il sistema attuale “si pone in aperto contrasto” con i principi di tutela della concorrenza. Una bocciatura senza appello.
A rischio le gare per le concessioni
Ma il passaggio più politico della segnalazione riguarda le due concessioni in scadenza il 31 dicembre 2026 per le quali a oggi non risulta fatto alcun atto per propedeutico a una gara. Si tratta della A4 Brescia-Verona-Vicenza-Padova (gallina dalle uova d’oro gestita dalla società Autostrada Brescia Verona Vicenza Padova S.p.A., che fa parte del gruppo A4 Holding, a sua volta parte del gruppo Abertis) e della A4 Torino-Milano, altro gioiello affidato a Satap (controllata dal Gruppo ASTM).
Per entrambe, avverte Anac, il rischio clamoroso è di arrivare alla scadenza senza che i concessionari abbiano mai rispettato gli obblighi di esternalizzazione previsti dalla legge. Stesso discorso per “altre due tratte autostradali, le cui concessioni scadranno il 31 ottobre 2028”, per le quali a oggi “risulta avviata alcuna attività”, annota sempre Anac.
Per Anac le proroghe sono illegittime e pericolose
Un ritardo che, per Busìa, rischia di spalancare la strada all’ennesima proroga. Scenario che l’Anac considera illegittimo e pericoloso. Il motivo è semplice: prorogare una concessione scaduta equivale di fatto a riaffidarla allo stesso soggetto senza gara. Con buona pace della concorrenza e della parità di trattamento.
Non solo. L’Autorità lancia anche un allarme sicurezza. Un concessionario in scadenza, sapendo di poter restare grazie a una proroga, potrebbe avere scarso interesse a investire su manutenzioni e infrastrutture. Conseguenza: meno lavori, più rischi per gli utenti e costi maggiori per chi subentrerà.
A sostegno della propria tesi, l’Anac richiama persino la Corte di giustizia europea, che già nel 2019 aveva bocciato la proroga della concessione della Livorno-Cecina sull’A12, definendola contraria agli obblighi europei di trasparenza e gara pubblica.
Il messaggio finale inviato da Busia a Palazzo Chigi e al Parlamento è chiarissimo: la situazione attuale viola le norme sugli appalti, ostacola la concorrenza e rischia di produrre nuove proroghe fuori legge. E l’Autorità avverte che, se questo dovesse accadere, è pronta ad avviare iniziative di vigilanza, sanzioni e persino impugnazioni davanti ai giudici.
Insomma, mentre gli automobilisti continuano a pagare pedaggi sempre più cari, sulle autostrade italiane il vero casello bloccato sembra essere quello della concorrenza.