“Il settore autostradale continua a essere gestito come una materia riservata tra concessionari e ministero. Noi diciamo una cosa semplice: più trasparenza, più concorrenza, più controllo pubblico. Se si arriva alle proroghe perché non si è voluto fare per tempo le gare, la responsabilità ha un nome politico preciso”. Parole di Antonino Iaria, il deputato 5S che sta seguendo da molto vicino l’intricata epopea delle concessioni autostradali. A lui abbiamo chiesto di spiegarci com’è possibile che dopo il crollo del Ponte Morandi e la vicenda Benetton, siamo ancora a occuparci di concessionari che trattano in segreto con ministero delle Infrastrutture, Piani economici e finanziari segreti, concessioni in odore di prolungamento senza gare…
Iaria, passano gli anni, ma il settore autostradale resta refrattario alla trasparenza, come dimostra l’ennesimo richiamo di Anac. Perché questa resistenza?
Perché per troppo tempo il settore autostradale è stato gestito come un sistema chiuso, dove il rapporto vero è tra concessionario e ministero, e in questo caso anche concessionari e parlamento europeo, mentre cittadini, Parlamento e mercato restano ai margini. I documenti circolano, da informazioni in mio possesso le interlocuzioni vanno avanti, pare ci siano stati numerosi incontri tecnici tra i livelli istituzionali coinvolti, avviati, con MEF e rappresentanza italiana a Bruxelles, confronti informali con la Commissione europea, niente di illecito ma poco trasparente. I Piani economico finanziari si aggiornano, ma la trasparenza piena continua a essere l’eccezione. È un problema strutturale. Quando un settore strategico si abitua a muoversi senza controllo pubblico effettivo, finisce per considerare la trasparenza come un fastidio e non come un dovere. Paradosso: gli operatori dei mercati devono andare a bando i concessionari no…..
E perché il Governo permette di fatto a un settore tanto delicato di agire senza regole?
Io direi una cosa ancora più precisa. Le regole esistono, il problema è che il Governo non le fa valere fino in fondo. Il punto non è il vuoto normativo. Il punto è l’assenza di una linea politica chiara che imponga davvero concorrenza, pubblicità degli atti e controllo rigoroso. Così si crea una zona grigia in cui i concessionari continuano a operare in una condizione protetta. E quando la politica rinuncia a esercitare il proprio ruolo, il risultato è sempre lo stesso: opacità, ritardi e soluzioni che sembrano cucite su misura per chi già c’è.
Quello delle gare autostradali era un tema caldo per il Movimento. Ma sembra che quella battaglia non sia stata vinta. Perché? E cosa si dovrebbe fare di più?
Non è stata vinta perché parliamo di uno dei nodi più resistenti del sistema infrastrutturale italiano. Il tema allora era una revoca complessissima e con clausole vessatorie che non ha fatto certo il Movimento 5 Stelle! Qui si incrociano interessi economici enormi, inerzia amministrativa e una complessità tecnica che troppo spesso viene usata come alibi. Ma adesso non si tratta di revoca, siamo a scadenza e semplicemente bisogna andare a gara. Le gare si devono preparare anni prima e qui si è capito chiaramente che la volontà politica non era quella di andare a gara. Bisogna pubblicare integralmente i PEF, rendere conoscibili gli atti convenzionali aggiornati, definire con trasparenza investimenti residui e valori di subentro, costruire per tempo i bandi e attribuire responsabilità precise a chi non rispetta i tempi. Senza questi passaggi, la concorrenza resta uno slogan.
Perché in questi anni non sono mai stati richiesti i Piani economici finanziari ai concessionari? Chi è il responsabile?
Su questo serve precisione. Non si può dire in modo assoluto che non siano mai stati richiesti. Il problema è un altro. I Piani economici finanziari vengono trattati come materiale da interlocuzione interna, non come base trasparente su cui costruire controllo pubblico e gare vere. Quindi il nodo non è solo se il ministero li abbia chiesti. Il nodo è perché questi documenti non siano stati messi davvero al centro di un percorso chiaro, pubblico e verificabile. La responsabilità istituzionale principale è del concedente, cioè del ministero, che deve pretendere i dati, validarli e usarli per programmare per tempo il riaffidamento. Poi ogni concessionario risponde della qualità e completezza delle informazioni che trasmette.
Le concessioni della Torino Milano e della Brescia Padova scadono il 31 dicembre 2026. ANAC segnala che siamo già in ritardo e non ci sono ancora i bandi. C’è il rischio concreto di proroghe ai vecchi concessionari. Andrà così?
Il rischio è concreto. C’è un atto di segnalazione dell ‘ANAC il nr.1 2026 che è molto chiaro. E se dovesse accadere, non sarebbe un incidente tecnico. Sarebbe il prodotto di una precisa responsabilità politica e amministrativa. Quando arrivi a ridosso della scadenza senza gara, stai preparando il terreno alla proroga o a qualche formula ponte che di fatto tutela il gestore uscente. Questo è il punto. Le proroghe non sono una fatalità. Sono spesso il risultato della mancata programmazione pubblica. Per questo oggi il Governo deve dire con chiarezza se intende bandire subito le gare oppure se sta già preparando l’ennesima toppa per evitare di affrontare il problema vero.