Il 22 maggio 2026 Pagella Politica ha chiesto al Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti conto di un atto che il governo avrebbe dovuto consegnare in trenta giorni e che manca da più di due mesi: lo schema di bando-tipo per le concessioni balneari. Il Mit ha risposto di «non avere nuovi elementi». L’articolo 8 del decreto-legge 11 marzo 2026 n. 32, cosiddetto “Commissari”, imponeva di inviare lo schema alla Conferenza unificata entro un mese dall’entrata in vigore. Il tavolo è partito il 17 aprile, la legge di conversione n. 71 è arrivata l’8 maggio: di linea condivisa nemmeno l’ombra.
È l’ennesimo capitolo di una saga che dura da quattro anni, con decreti, sentenze, lettere di Bruxelles e proroghe disapplicate dai tribunali.
Balneari, le proroghe che i giudici hanno cancellato
Il punto di partenza resta il 2021, quando l’Adunanza plenaria del Consiglio di Stato, con le sentenze 17 e 18, ha stabilito che ogni proroga successiva al 31 dicembre 2023 è disapplicabile. Il governo Meloni ha provato a guadagnare tempo: prima con il Milleproroghe del 2023, che ha spostato la scadenza al 2024 e in alcuni casi al 2025, con il pretesto della mappatura. Poi con il decreto-legge n. 131 del 16 settembre 2024, cosiddetto “Salva infrazioni”, convertito nella legge 166 del 14 novembre, che ha esteso la durata fino al 30 settembre 2027, presentato come accordo con la Commissione europea.
L’accordo non ha retto un trimestre. Il Tar Liguria, sentenza n. 869 del 14 dicembre 2024, ha disapplicato la proroga al 2027 per contrasto con la direttiva 2006/123/CE. Il Tar Campania, sentenza n. 365 del 14 gennaio 2025, ha ribadito il principio. Il Tar Liguria è tornato a confermarlo il 19 febbraio 2025 con la sentenza n. 183. Il Consiglio di Stato, sezione VII, ha chiuso il cerchio il 26 febbraio: la disapplicazione delle proroghe è ormai «acquisizione consolidata». La procedura di infrazione aperta da Bruxelles il 3 dicembre 2020 resta aperta, e il parere motivato del 16 novembre 2023pende sulla scrivania.
Indennizzi bocciati, canoni sotto costo, schema che non arriva
Poi c’è il capitolo indennizzi, la promessa fatta ai concessionari uscenti per ammorbidire il colpo. Il MIT ha scritto lo schema di decreto sui rimborsi e l’ha mandato al Consiglio di Stato. Il parere n. 750 dell’8 luglio 2025 ha smontato l’impianto: indennizzi sproporzionati, contrasto con la direttiva europea, rischio di vantaggio indebito per chi esce a danno di chi entra. La Commissione europea, con lettera del 7 luglio 2025, aveva detto la stessa cosa il giorno prima. La Corte di Giustizia UE, sentenza 11 luglio 2024 causa C-598/22, ha intanto confermato che l’articolo 49 del codice della navigazione è in regola con il diritto europeo: alla scadenza, le opere non amovibili tornano allo Stato senza un euro.
Sui canoni la fotografia è altrettanto netta. Secondo l’ultima relazione della Corte dei Conti, nel 2023 lo Stato ha incassato 155 milioni di euro dalle concessioni, contro i 103 milioni del 2016. Il canone medio resta intorno ai 6 mila euro per stabilimento, e la rivalutazione avviata nel 2022 non è proseguita nel 2024. Nello stesso periodo, secondo Unioncamere-Infocamere, le imprese balneari sono salite a 7.244, con un balzo del 190 per cento in Sardegna e del 110 per cento in Calabria. L’I.R.C.A.F. ha calcolato che l’estate 2025 ha visto un ombrellone in terza fila con due lettini, in giorno festivo, costare 25,8 euro: il 4,5 per cento in più sul 2024, con un’inflazione all’1,9.
I comuni che hanno già fatto le gare, come Pietra Ligure e Laigueglia in Liguria o Rimini e Ravenna in Romagna, rischiano i contenziosi dei perdenti se il bando-tipo avrà criteri diversi. Il presidente del sindacato Fipe-Confcommercio Antonio Capacchione parla di «spiagge bloccate e senza servizi». Quattro anni dopo le sentenze del 2021, lo Stato è ancora a chiedersi come si scrive una gara.