Missione (quasi) compiuta. Dopo anni di tentativi, il centrodestra è quasi riuscito a far sospendere le repliche estive di Report e a dipingere il conduttore Sigfrido Ranucci come una figura da prendere con le molle e non la vittima di una bomba. Dove ha fallito un attentato, è riuscita l’indagine su quell’attentato…
Sospese le repliche estive di Report
È bastata una nota di poche righe di Viale Mazzini: “In attesa che si faccia piena chiarezza (sull’attentato, ndr)”, la Direzione Approfondimento ha deciso di sospendere cautelativamente le repliche estive della trasmissione “a tutela di un patrimonio editoriale di grande valore”. Traduzione: il patrimonio è prezioso, ma nel dubbio lo si esclude dalla visione. La nuova stagione partirà a novembre, assicurano dalla Rai. Sperando che nel frattempo non succeda qualcos’altro…
Un capolavoro politico. Perché nel giro di una settimana il dibattito pubblico si è completamente spostato. Non ci si domanda più chi abbia deciso di mettere una bomba davanti alla casa di un giornalista del servizio pubblico e perché. Ci si interroga, invece, sul giornalista. Sulle sue frequentazioni. Sulle sue telefonate. Sui suoi rapporti personali. È il mondo al contrario.
Tre consiglieri del Cda contro lo stop
A farlo notare ieri anche tre consiglieri d’amministrazione Rai, Alessandro Di Majo, Davide Di Pietro e Roberto Natale, che hanno contestato apertamente la scelta di sospendere le repliche. Chiedono che la magistratura faccia piena luce sull’inchiesta, ma ricordano anche un principio elementare: una cosa è la ricerca della verità, un’altra è trasformare un provvedimento cautelativo in una sanzione preventiva. “Vogliamo chiarezza, non vendette o censure”, scrivono.
M5s in campo per Ranucci
“La Rai parla di “ragioni cautelari” alla base della sospensione delle repliche di Report. Bene: quali, esattamente? Cosa state tutelando? Qual è il rischio, qual è il pericolo che ci sarebbe trasmettendo le repliche?”, se lo chiedono gli esponenti M5S in commissione di vigilanza Rai. “Perché, finché non lo spiegano con chiarezza”, continuano i pentastellati, “il sospetto è che questa dirigenza stia cogliendo la palla al balzo per attuare un piano targato Fratelli d’Italia. Vale a dire che questo sia l’ennesimo tassello di un progetto che da tempo punta a fare fuori Ranucci dalla guida di Report”.
“Noi siamo fermamente contrari alla sospensione delle repliche. Che tra l’altro portano in dote ascolti sempre ottimi nella landa desolata in cui vogliono trasformare Rai 3, ancor più desolata durante la stagione estiva. Anche se dimissionari possiamo, anzi abbiamo ancor di più il dovere, di chiedere una risposta alla Rai. Perché al momento Ranucci resta una vittima, e tagliare le repliche ha il gusto acre di una indegna ritorsione”, concludono i 5S.
Fratelli d’Italia all’attacco
Ma Fratelli d’Italia continua ad alzare il livello dello scontro. Il deputato Gimmi Cangiano ha annunciato una denuncia per calunnia e diffamazione nei confronti di Ranucci, dopo le indiscrezioni su alcune conversazioni nelle quali il giornalista avrebbe continuato a indicarlo come possibile mandante dell’attentato, ipotesi che gli sviluppi investigativi avrebbero escluso.
“Spero di avere amici che si comportino diversamente con questo, poi vedremo. Sarà la procura a fare le sue riflessioni”, ironizza Giovanni Donzelli, “Ero in piazza convintamente a dare solidarietà a Ranucci, pur non condividendo il suo modo di fare televisione, perché credo che la libertà di stampa sia un un patrimonio condiviso. Mi auguro che la solidarietà che ha avuto da tutta la nazione fosse ben riposta”.
E il partito della premier è arrivato persino a prendere in giro la redazione di Report, inviando una mail con cui suggeriva ironicamente di dedicare una puntata proprio alla “curiosa amicizia” tra Ranucci e Lavitola.
Perquisita la casa del factotum di Lavitola
Il nome attorno al quale ruota tutto continua a essere quello di Valter Lavitola, l’imprenditore indicato dagli investigatori come il presunto mandante dell’attentato. Ieri è stata perquisita l’abitazione di Gomes Clesio Tavares, il factotum di Lavitola, ritenuto dagli investigatori l’anello di congiunzione con il gruppo che avrebbe materialmente piazzato l’ordigno davanti all’abitazione del giornalista.
L’uomo si troverebbe in Camerun. I carabinieri hanno ascoltato la compagna come persona informata sui fatti, mentre emerge un altro particolare significativo: Lavitola era pronto a lasciare l’Italia. Aveva già acquistato un biglietto aereo per l’Africa e la perquisizione è scattata quando gli investigatori lo hanno visto uscire di casa con un trolley.
Gli inquirenti intanto stanno scandagliando il materiale sequestrato durante la perquisizione della sua abitazione: sette manoscritti, appunti, tre telefoni cellulari e due pen drive. Un patrimonio di documenti che potrebbe aiutare a ricostruire i rapporti, i contatti e soprattutto il movente dell’attacco.