Sulle preferenze le posizioni restano distanti, con la frattura a destra che non sembra facile da ricucire. Ma almeno sul voto ai fuori sede la maggioranza ha ritrovato, almeno apparentemente, l’unità, con l’arrivo dell’emendamento alla legge elettorale per consentire di votare anche a tanti lavoratori e studenti che non vivono nella loro città di origine.
La maggioranza presenterà un emendamento per consentire ai fuori sede di votare, quindi. “Siamo sempre stati d’accordo” su questo tema, dice il relatore di Fratelli d’Italia alla legge elettorale, Angelo Rossi. Anche se, ammette, “erano emerse difficoltà sul sistema di voto: avevamo però preso un impegno in commissione rispetto al fatto che si potesse raggiungere una soluzione con una proposta sul tema e la proposta è arrivata”.
Legge elettorale, la maggioranza presenta l’emendamento per il voto ai fuori sede
L’iniziativa è stata portata avanti da Fabio Roscani per Fratelli d’Italia, Luca Toccalini per la Lega, Simone Leoni per Forza Italia e Maria Chiara Fazio per Noi Moderati. Gli esponenti dei quattro partiti di maggioranza parlano di una “giornata importante” e di una “vittoria” che “consentirà ai cittadini fuori sede di votare anche alle elezioni politiche, ai referendum e alle elezioni europee. Per la prima volta nella storia d’Italia è la maggioranza di centrodestra a compiere un passo concreto e strutturale per garantire agli studenti e ai lavoratori fuori sede la possibilità di esercitare il proprio diritto di voto senza dover affrontare costi e disagi per tornare nel Comune di residenza”.
I quattro lanciano anche una sfida al centrosinistra, chiedendo se “sottoscriverà questo emendamento e contribuirà a rendere il diritto di voto più accessibile per i fuori sede italiani oppure continuerà a essere più impegnata ad affossare la riforma della legge elettorale per interessi di partito?”.
Ma le divisioni sulle preferenze rimangono
Se sul voto fuori sede la maggioranza sembra aver trovato, dopo molto tempo, l’unità, ben diverso è il discorso sulle preferenze. L’ottimismo di Galeazzo Bignami, capogruppo di Fratelli d’Italia alla Camera, secondo il quale si è arrivati a una “soluzione” sulla riforma, si scontra con la realtà. Maurizio Lupi, leader di Noi Moderati, ribadisce che si sta lavorando alla riforma mettendo al centro la “stabilità”, ma anche che il suo partito si sta battendo “per reintrodurre le preferenze, perché i cittadini devono poter scegliere direttamente da chi essere rappresentati in Parlamento”.
Eppure le resistenze della Lega rimangono le stesse e le conferma Riccardo Molinari, capogruppo del Carroccio alla Camera, a Radio 24: “Per la Lega la legge elettorale non è una priorità, nasce da un’esigenza di Fdi e Meloni. Siamo arrivati a un testo di compromesso, la Lega ha già fatto rinunce, per noi sono meglio i collegi uninominali e ci abbiamo rinunciato, cambiare il testo sulle preferenze è molto complicato, detto questo ci lavorano gli esperti vedremo se si troverà una forma di mediazione”.
Molinari, oltre a ribadire i dubbi sull’introduzione delle preferenze, mette in discussione l’intera idea di approvare una riforma elettorale sostenendo che la Lega ritiene “un’ottima legge” quella attuale con i collegi uninominali. Pur capendo “l’esigenza di evitare una situazione di pareggio e alleanze contro natura o governi tecnici – aggiunge il capogruppo della Lega – il testo uscito dalla commissione alla Camera già persegue l’obiettivo, incaponirsi sulle preferenze non ha senso”, pur non essendo “una questione di vita o di morte”.