In queste giornate estive è sempre la legge elettorale a dividere la maggioranza, anche se i leader fanno finta di non accorgersene. Mentre Fratelli d’Italia insiste sulle preferenze come bandiera della “restituzione della scelta ai cittadini”, Forza Italia e Lega frenano, affidando la partita ai “tecnici”. Risultato? Uno stallo che, a pochi giorni dall’approdo del testo in Aula (lunedì), fotografa un centrodestra lontano da un accordo.
Tajani fa il vago e Salvini si sfila
Il primo a parlare ieri Antonio Tajani: “Non sceglie Meloni, non scelgo io, non sceglie Salvini: è il Parlamento che decide”, assicura il leader azzurro, spiegando che gli emendamenti saranno presentati lunedì e saranno il frutto del confronto tra i gruppi parlamentari della maggioranza. Quanto alle preferenze, Fi non cambia linea: “La nostra posizione è quella del testo approvato”, rinviando ogni decisione alle proposte che usciranno dal tavolo tecnico.
Anche Matteo Salvini si sfila accuratamente dalla discussione. “È lontanissimo da me il tema della legge elettorale”, sostiene il vicepremier, aggiungendo di non avere incontri in agenda con Giorgia Meloni e Tajani e di aver lasciato la questione “a gente molto più competente”. L’unico principio, dice, è che “chi vince possa governare per cinque anni”. Una prudenza che però fotografa le difficoltà della Lega, tutt’altro che convinta di riaprire il tema delle preferenze.
FdI non molla sulle preferenze
Chi invece continua a premere è FdI: Galeazzo Bignami ribadisce che il partito “intende andare avanti” sulla reintroduzione delle preferenze e si dice fiducioso di trovare un’intesa con gli alleati entro lunedì. Sulla stessa linea Fabio Rampelli, che chiede addirittura un voto palese sull’emendamento: “Chi crede nella democrazia non può pensare di decidere nelle segrete stanze di partito i nominati”.
E poi c’è Vannacci che martella
Ma non tutti la vedono così. Maurizio Lupi conferma che Noi Moderati continuerà a battersi per le preferenze, mentre Roberto Vannacci alza i toni e accusa i partiti tradizionali di voler mantenere il controllo delle candidature. “Le segreterie vogliono mettere amici, amichetti, amanti ed editori”, attacca, rivendicando di essere “gli unici” a chiedere l’eliminazione dei listini bloccati.
Dal canto loro, le opposizioni parlano apertamente di resa dei conti interna alla maggioranza. Per il senatore Pd Dario Parrini quello in corso è uno “scontro-farsa” tra “veri sostenitori delle liste bloccate”, cioè Lega e Forza Italia, e “finti fautori delle preferenze”, cioè Fratelli d’Italia. Alla fine, sostiene, resteranno i parlamentari nominati dai leader, magari attraverso “liste bloccate camuffate”.
Inoltre, il Partito democratico denuncia anche un possibile blitz sulle circoscrizioni estere. Federico Fornaro parla di “colpo di mano” e accusa la maggioranza di voler ridurre la rappresentanza degli italiani all’estero con un emendamento mai discusso in Commissione. Un’ipotesi che, promettono i dem, troverà “durissima opposizione”.