Comunali 2026, FdI supera il 20% solo a Prato: i numeri smontano la rivendicazione di Meloni. Mentre è stallo sulla legge elettorale

Comunali, FdI supera il 20% in un solo capoluogo su 18. L'affluenza scende al 60,06% e lo Stabilicum resta incagliato dentro la maggioranza

Comunali 2026, FdI supera il 20% solo a Prato: i numeri smontano la rivendicazione di Meloni. Mentre è stallo sulla legge elettorale

Fratelli d’Italia supera il 20% in un solo capoluogo su diciotto. È Prato, dove arriva al 21,43% e perde comunque la città. Negli altri diciassette territori dove si è votato per il sindaco il partito di Giorgia Meloni resta sotto quella soglia: il secondo miglior dato è Lecco con il 18,64%, il terzo Macerata con il 18,16%. Il Pd, partito che il governo dà per finito da mesi, è primo quasi ovunque: 37,89% a Mantova, 28,77% a Pistoia, 28,63% a Prato, 24,84% a Venezia. Sono i numeri del dispaccio Agi delle 6.20 del 26 maggio 2026, quando la premier ha già rivendicato la tenuta del centrodestra con una battuta: “Il tanto annunciato crollo lo rimandiamo a domani”.

Il quadro che il centrodestra ha definito un “non crollo” parte da un dato di affluenza che dice molto. Si è votato in 894 comuni, di cui 18 capoluoghi, e ha partecipato il 60,06% degli aventi diritto: 4,85 punti in meno rispetto al 64,91%della tornata precedente. In Lombardia ha votato il 52,69%, in Emilia-Romagna il 54,36%, in Veneto il 54,42%. Le regioni che storicamente esprimono il voto più radicato lasciano a casa quasi un elettore su due. Il picco più alto, in Umbria con il 70,78%, resta comunque sotto la tornata precedente.

Comunali, una vittoria che chiede l’aritmetica

Il responsabile organizzazione del Pd, Igor Taruffi, ha ricordato in diretta sul Tg2 il punto di partenza: dei diciotto capoluoghi, cinque erano governati dal centrodestra, otto dal centrosinistra. La conta finale del primo turno consegna Venezia e Reggio Calabria al centrodestra, restituisce Pistoia al centrosinistra dopo cinque anni di amministrazione targata FdI e conferma Prato, Mantova, Andria, Salerno, Avellino, Enna al campo progressista. Cinque capoluoghi sono in bilico al ballottaggio del 7 e 8 giugno: Arezzo, Lecco, Chieti, Agrigento, Trani.

A Venezia il dato che il centrodestra preferisce non mettere a fuoco è la composizione della vittoria di Simone Venturini: la sua lista civica vale il 30,11%, FdI si ferma al 12,9%, la Lega al 4,7%, Forza Italia al 2,45%. Il consenso personale dell’erede di Brugnaro copre quasi tre volte quello del primo partito di coalizione. A Reggio Calabria Francesco Cannizzaro stravince con quasi il 70% contro Domenico Battaglia, fermo intorno al 23%: una città che il centrosinistra di Falcomatà governava da oltre undici anni. A Salerno Vincenzo De Luca torna sindaco con percentuali vicine al 60%.

La riforma che la maggioranza non riesce a chiudere

E mentre il comitato di Venezia esultava per il “miracolo mondiale” annunciato in un messaggio della premier, in Parlamento lo Stabilicum resta incagliato. L’A.C. 2822, depositato il 26 febbraio, prevede sistema proporzionale con premio di 70 seggi alla Camera e 35 al Senato, attribuito alla coalizione che superi il 40%, ballottaggio se le prime due restano sopra il 35%, liste bloccate senza preferenze. 120 costituzionalisti hanno firmato un appello che ha raggiunto diecimila firme: chiamano la riforma “premierato di fatto” e segnalano il rischio di un premio capace di portare la coalizione vincente verso il 60% dei seggi.

Dentro la maggioranza la simulazione del costituzionalista Massimo Villone sui dati del 2022 dice che il sistema penalizza Lega e Forza Italia, premia FdI. Antonio Tajani chiede di alzare la soglia al 42%, Roberto Calderoli lega la riforma all’autonomia differenziata. Il Pd, il M5s, Avs, Italia Viva, +Europa restano fuori dal tavolo. Giuseppe Conte parla di «supertruffa». L’Aula della Camera è prevista a luglio: a un anno dalle politiche la maggioranza sta cambiando le regole del voto mentre litiga su quale convenga davvero.

Dei diciotto capoluoghi al voto, FdI è sopra il 20% in uno solo. Il “non crollo” sta nella cornice scelta per raccontare i numeri, mentre i numeri raccontano altro: un partito di governo che pesa meno dei suoi avversari nelle città, e una coalizione che cerca di blindare il proprio premio prima del prossimo voto.