Anche Confindustria si sveglia e scopre che in Italia c’è un’emergenza salariale. “Troppi settori offrono solo contratti a tempo e salari insufficienti”, ha sottolineato il presidente di Confindustria, Emanuele Orsini, nella relazione all’assemblea annuale. “In Italia resta aperta la questione salariale – ha osservato Orsini – lo dico con chiarezza: noi da soli, con i nostri migliori contratti, non riusciamo a risolverla. Le basse retribuzioni allontanano i giovani dall’Italia”.
Toh! Ora Confindustria scopre che c’è un’emergenza salariale
“Se vogliamo affrontare seriamente il problema – ha aggiunto – dobbiamo condividere tutti il principio per cui la retribuzione è una questione di attrattività per l’Italia e le sue imprese. I salari bassi incidono negativamente sulla qualità della vita delle persone, sulla natalità e frenano la domanda interna, che resta il principale mercato per la maggior parte delle imprese, e l’unico per molte piccole realtà”. In sala sono presenti anche il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, che già da tempo è intervenuto sulla questione, e soprattutto la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, che invece nega l’emergenza e si è guardata bene dal soffermarsi nel suo intervento sul tema davanti agli imprenditori.
Le reazioni dei sindacati
“Avremo sicuramente occasione di confrontarci con il presidente di Confindustria nei prossimi giorni: per noi, i salari sono la priorità e il fatto che Orsini abbia dichiarato che sono troppo bassi è un fatto positivo. Siamo pronti a discutere, quindi, ma dobbiamo rinnovare i contratti e mettere in atto interventi per eliminare quelli pirata”, ha detto il segretario generale della Uil, Pierpaolo Bombardieri. “Aggiungo un tema: siamo pronti a discutere anche di produttività e competitività. Chiedo a Orsini e alla Confindustria – ha proseguito Bombardieri – di lavorare, insieme, per sviluppare la contrattazione di secondo livello, anche per filiere e territori”.
Più polemico il leader della Cgil. Il presidente di Confindustria “ha detto che i salari sono bassi, ma non come fare ad alzarli. E la presidente del consiglio non ha parlato del tema. Questo è un problema perché l’aumento dei salari è un tema fondamentale”, ha detto Maurizio Landini. “Oggi c’è un’emergenza: l’aumento dei salari significa cancellare le forme di precarietà nel lavoro, restituire il fiscal drag, fare una riforma fiscale degna di questo nome e mettere in campo dei veri aumenti salariali, che non sono stati fatti da parte del Governo, che continua a parlare di burocrazia, ma poi non investe sugli stipendi di chi lavora e dovrebbe far funzionare meglio la macchina amministrativa. Soprattutto, non vedo ancora una soluzione”.
L’Istat nel rapporto annuale ha registrato come le retribuzioni contrattuali nel 2025 abbiano portato, per il secondo anno, a un recupero in termini reali ma rimanga una perdita di potere d’acquisto dell’8,6% dal 2019. Anche nel ceto medio, il 16,1% delle famiglie dichiara di arrivare a fine mese con difficoltà.