Sarà come dice Giorgia Meloni che anche oggi il crollo (del centrodestra) è rinviato a domani. Ma se la spallata auspicata dal campo largo non c’è stata, di certo la maggioranza che sostiene il governo – a parte Venezia, Reggio Calabria e poco altro – non è che abbia poi molto da festeggiare per ultime Comunali. Insomma, Atene piangerà pure, ma Sparta di certo ha poco da ridere.
Dallo stallo sulla legge elettorale all’impasse sul fine vita, per non parlare dell’ultima rissa in ordine di tempo, scatenata dalla carica del generale Vannacci contro Marina Berlusconi. “Quale ruolo ha in Forza Italia? Fatemi capire perché io non ho ancora capito. Si vuol passare idea che Forza Italia sia partito eterodiretto, comandato da soldi ed editoria?”, ha detto il leader di Futuro Nazionale tanto per tenere alta la tensione nel sempre più affollato campo di battaglia del centrodestra. Domande, in ogni caso legittime, viste le vicende di cui il partito di famiglia fondato dalla buonanima di Berlusconi padre si è reso protagonista: dalla convocazione del leader Tajani direttamente nella sede di Mediaset al siluramento dei due capigruppo (Gasparri e Barelli) deciso direttamente dagli uffici di Cologno Monzese.
Intanto dall’incontro con i vertici di Confindustria, che lamentano salari troppo bassi – ma non sono loro a frenare da anni il rinnovo dei contratti? – e costi dell’energia troppo alti – dal dibattito resuscita l’evergreen del nucleare – Meloni coglie la palla al balzo, ma senza prendere impegni, per prendersela con la solita Europa matrigna. E pazienza se il Patto di Stabilità Ue che ci strangola lo ha firmato e approvato il suo governo. Meglio scommettere sulla memoria corta degli italiani che assumersi le proprie responsabilità. Intanto, non paghi della sportellata rimediata al referendum, da Forza Italia continuano ad armeggiare con la giustizia.
Rispolverando la responsabilità civile dei magistrati sulla quale, visto il precedente, stavolta è il ministro Nordio a chiudere. E dopo quattro anni, si ritorna al punto di partenza. Tra slogan che ricicciano e l’immancabile scaricabarile. Come se finora al governo ci fosse stato qualcun altro.