Venerdì potrebbe essere il giorno della svolta. Lo Stretto di Hormuz, uno dei passaggi marittimi più strategici del pianeta, dopo mesi di chiusura si prepara a riaprire come effetto della firma dell’accordo tra Stati Uniti e Iran prevista a Ginevra nel fine settimana. Ad annunciarlo è stato Donald Trump in persona, con un post su Truth che ha rimesso in moto le cancellerie di mezzo mondo. E l’Europa, per una volta, non si è fatta attendere.
“Con l’apertura dello Stretto in seguito alla firma dell’accordo venerdì, ai fini della rimozione delle mine, il petrolio tornerà a scorrere da entrambe le estremità, a beneficio della regione e del mondo!” ha scritto il presidente americano, con il punto esclamativo finale che è ormai diventato la sua firma stilistica. Poche ore dopo, i leader di Italia, Francia, Germania e Regno Unito hanno risposto con una dichiarazione congiunta che, al netto del linguaggio diplomatico, dice una cosa molto concreta: siamo pronti a intervenire militarmente, sia pure in chiave difensiva.
La dichiarazione congiunta dei Quattro
Il documento firmato dai quattro governi europei è, nei fatti, un sì alla partecipazione a una missione internazionale per la messa in sicurezza dello Stretto. “L’urgente riapertura dello Stretto di Hormuz con libertà di navigazione incondizionata e senza restrizioni è essenziale”, si legge nel testo. E poi, in modo ancora più esplicito: “Ci impegniamo a fare la nostra parte per raggiungere questo obiettivo, anche attraverso una missione strettamente difensiva e indipendente per rassicurare la navigazione commerciale e condurre operazioni di sminamento”.
Non è una dichiarazione d’intenti vaga. Emmanuel Macron, su X, ha chiarito che i mezzi sono già in posizione: “Questo accordo deve permettere la riapertura urgente e incondizionata dello stretto di Hormuz, che la missione internazionale istituita con il Regno Unito è pronta ad accompagnare. I mezzi sono in posizione e pronti a essere impegnati”. Una frase che, tradotta dal francese diplomatico all’italiano pratico, significa che le navi ci sono già e aspettano solo il via libera politico.