Un doppio attacco a sorpresa. Le forze iraniane hanno lanciato missili contro una base statunitense in Giordania e hanno colpito tre petroliere che tentavano di attraversare lo Stretto di Hormuz. L’Iran rivendica gli attacchi mentre Stati Uniti e Arabia Saudita hanno colpito le milizie filo-Teheran in Iraq.
Torna quindi a salire la tensione in Medio Oriente, dopo qualche ora di tregua che sembrava poter riavvicinare i negoziati. E, di conseguenza, torna a salire anche il prezzo del petrolio dopo la discesa degli ultimi giorni con la momentanea pausa nei combattimenti per far riprendere le trattative.
L’Iran attacca le basi Usa in Giordania e tre petroliere, schizza il petrolio
Il Corpo delle guardie rivoluzionarie ha annunciato di aver colpito tre petroliere che tentavano di attraverso lo Stretto di Hormuz. Prima, nella notte americana, era stato Centcom (il Comando centrale militare Usa) a confermare l’attacco iraniano con diversi missili balistici contro le forze statunitensi in Medio Oriente. I missili sarebbero stati tutti “intercettati con successo”. In particolare, come emerso nelle ore precedenti, il lancio di missili avrebbe colpito una base statunitense in Giordania.
L’esercito giordano ha comunicato di aver intercettato e abbattuto cinque missili iraniani, mentre sono almeno 10 i membri di un’ex alleanza paramilitare irachena uccisi dagli attacchi di Usa e Arabia Saudita contro le loro basi. Gli attacchi hanno colpito diverse province, soprattutto a Ninive, dove si registrano le dieci vittime. Gli attacchi sono stati confermati anche dal Centcom, che definisce gli obiettivi colpiti dei “terroristi legati all’Iran” che Teheran avrebbe incaricato di colpire le forze Usa.
Con la ripresa dei combattimenti e gli ultimi attacchi il prezzo del petrolio è tornato a salire. Il Brent, riferimento per l’Europa, è cresciuto del 3% a 87,10 dollari al barile. Il Wti, riferimento negli Stati Uniti, è invece salito del 2,61% a quota 81,87 dollari al barile. Intanto l’Iran ha respinto il piano proposto dall’Oman per la gestione dello Stretto di Hormuz: secondo il Wall Street Journal, Teheran ha detto no all’ipotesi di dividere con l’Oman la gestione, ribadendo che vuole invece avere interamente sotto il suo controllo la rotta di navigazione in entrata, mentre può rimanere sotto il controllo dell’Oman solamente una parte della rotta in uscita.