Stretto di Hormuz, la proposta dell’Oman: gestione condivisa con l’Iran con tariffe volontarie

La proposta dell'Oman per riaprire lo Stretto di Hormuz: gestione condivisa con l'Iran e tariffe volontarie. Mentre Europa e Usa dormono.

Stretto di Hormuz, la proposta dell’Oman: gestione condivisa con l’Iran con tariffe volontarie

Gestire lo Stretto di Hormuz attraverso un meccanismo che prevede tariffe volontarie. Questa è la proposta presentata dall’Oman all’Iran. L’idea è quella di un meccanismo regionale congiunto che permetta di gestire lo Stretto, diventato centrale negli equilibri internazionali soprattutto sul fronte energetico, tra prezzi del petrolio e costo del gas cresciuti a dismisura con la guerra nel Golfo.

Reuters spiega che il meccanismo si baserebbe su tariffe volontarie. La proposta dell’Oman gode del sostegno regionale e prevede che l’Iran non eserciterebbe il controllo esclusivo dello Stretto. Il documento dell’Oman ricalca quanto avviene con la gestione dello Stretto di Malacca, nel quale chi utilizza lo stretto contribuisce in maniera volontaria al finanziamento della navigazione, della protezione ambientale e anche delle operazioni di ricerca e salvataggio.

Stretto di Hormuz, salta il summit tra volenterosi e Usa

La proposta omanita potrebbe rappresentare una svolta considerando che invece Europa e Stati Uniti non riescono neanche ad accordarsi per convocare un vertice sullo Stretto di Hormuz. Washington avrebbe dovuto riunirsi, nei prossimi giorni, con i volenterosi per discutere della questione Iran e di una coalizione internazionale che vuole proprio riaprire lo Stretto.

In settimana era atteso un summit tra i ministri della Difesa e i Capi di Stato maggiore di diversi Paesi, guidato da Gran Bretagna e Francia. Ma per la prima volta con gli Usa. Ma non andrà così. Repubblica spiega che di rinvio in rinvio si era arrivati alla data di venerdì. Ma, alla fine, il vertice non ci dovrebbe essere. O, almeno, per ora non è programmato.

L’idea era nata dopo una conversazione tra il sottosegretario alla Difesa Usa, Pete Hegseth, e il ministro britannico Wes Streeting. Londra si era offerta di fare da tramite tra Usa ed Europa. Ma il tentativo per ora non sembra andare in porto, complice anche l’insistenza degli Usa che vogliono una spedizione multinazionale immediata, coinvolgendo gli europei soprattutto per lo sminamento e il pattugliamento nonostante la guerra non sia finita.

Il punto, per l’Europa, è proprio questo: non si può intervenire senza una vera tregua. Il rischio è quello di un’ulteriore escalation. Anche se su questo punto Londra potrebbe in parte smarcarsi e provare a convincere i partner europei a puntare su una missione nella speranza che possa proprio fermare l’escalation.