La polemica sulle “ginocchiere” della premier, di cui ha parlato l’on. Silvestri, forse è esagerata, però anche lui poteva evitare quella parola.
Emilia Candelieri
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Gentile lettrice, vuole saperlo? Quando ho sentito le frasi del deputato grillino, ho pensato alle ginocchiere da hockey su ghiaccio, data l’attitudine non dignitosa di Meloni, sempre in ginocchio davanti ai potenti (Trump, Ursula, Netanyahu…). Solo dopo mi si è appalesata la posa basica del kamasutra. La malizia è nella mente di chi la vede. E infatti la destra ci è andata a nozze. Detto ciò, è ovvio che si dovrebbe essere accorti e non usare parole che si prestino a interpretazioni fuorvianti. Questa è una regola che purtroppo la sinistra non vuole imparare. Non per le ginocchiere, ma per ben altre parole tabù, prima fra tutte la “patrimoniale”. È sufficiente mormorarla al prete nel segreto del confessionale per perdere milioni di voti. Berlusconi lo sapeva. Nel 2006 disse “Toglierò l’Ici sulla prima casa” e in 48 ore 2 milioni di voti passarono a destra. Ici o Imu è una patrimoniale. Siamo pieni di patrimoniali: sulla casa, l’automobile, il televisore, la benzina e così via. Ma la sinistra non lo capisce. Quella che sindacati e Pd adombrano non è neppure una vera patrimoniale, perché non colpirebbe i patrimoni di tutti ma solo di quello 0,5% di italiani che possiede fortune complessive oltre 5 milioni di euro, esclusa la prima casa. Il 99,5% della popolazione sarebbe esente. Allora la si chiami tributo super ricchi, prelievo di solidarietà, obolo 1% e cose così, ma mai definirla “tassa” o “patrimoniale” o con altre parole del demonio.
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