Con 206 voti favorevoli e 133 contrari, la Camera ha detto no. Niente sequestro delle chat tra l’ex sottosegretario alla Giustizia Andrea Delmastro e Mauro Caroccia, l’imprenditore indagato per legami con il clan Senese. Tra le proteste, ieri, l’Aula ha infatti approvato la relazione della Giunta per le Autorizzazioni che negava alla Procura di Roma il via libera richiesto.
Un voto arrivato a scrutinio segreto, su richiesta di Pd, Avs e M5S. Stando alle dichiarazioni di voto ufficiali, hanno votato per non autorizzare l’uso delle chat tutti i partiti della coalizione, compresi gli otto deputati di Futuro Nazionale guidati da Roberto Vannacci. A favore Pd, M5S, Avs, Iv e Azione.
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Le sparate di Bignami contro Scalfaro, Schlein e Conte
Il clima in Aula s’è fatto rovente ben prima del voto. A far salire la tensione l’intervento del capogruppo di Fratelli d’Italia, Galeazzo Bignami, che nella dichiarazione di voto ha rievocato la mancata elezione di Paolo Borsellino alla presidenza della Repubblica nel 1992, sostenendo che la sinistra avrebbe preferito Oscar Luigi Scalfaro, “che un anno dopo liberò 300 mafiosi al 41 bis”.
Parole che hanno scatenato urla di protesta dai banchi dell’opposizione, con la presidente di turno Anna Ascani costretta a più riprese a richiamare all’ordine sia le opposizioni sia lo stesso Bignami.
L’affondo contro l’ex capo dello Stato non è passato inosservato. Angelo Bonelli, co-portavoce di Europa Verde e deputato di Avs, ha chiesto provvedimenti nei confronti del capogruppo di Fratelli d’Italia e la sua sospensione, parlando di “offese volgari” e di “una menzogna inaccettabile” nei confronti di Scalfaro, pronunciate – a suo dire – “per difendere l’indifendibile Andrea Delmastro”. Per Bonelli l’intera vicenda racconta “la logica dell’omertà istituzionale” e un “governo dell’impunità”.
Il meloniano rievoca anche Cospito
Ma Bignami non si è fermato lì. Rivolgendosi direttamente a Elly Schlein, ha rovesciato l’accusa sul Pd, richiamando la visita di alcuni parlamentari dem all’anarchico Alfredo Cospito al 41 bis: “Voi avete messo Delmastro nel mirino da quando ha rivelato quello che avete fatto con Cospito”, ha detto, aggiungendo che “i mafiosi hanno detto che Delmastro andava fatto saltare in aria”.
Il capogruppo di FdI ha poi allargato il fuoco su Giuseppe Conte, chiedendo conto delle chat dell’ex premier con indagati per la gestione degli appalti sulle mascherine durante il Covid, da Domenico Arcuri a Claudio Di Donna.
Schlein: “Se votate contro l’utilizzo delle chat, poi non invocate più Borsellino”
Nel suo intervento Schlein aveva chiesto alla maggioranza di non trasformare “una legittima prerogativa” in uno “scudo”, ricordando come Delmastro stesso avesse più volte dichiarato di non avere nulla da nascondere. “Perché la Presidente del Consiglio, che aveva detto di non voler più coprire nessuno, sta facendo il contrario?”, ha incalzato Schlein, invitando l’Aula a votare compatta per far emergere la verità su un procedimento legato alle mafie. Ed è qui che è arrivato l’affondo più duro: “Altrimenti non vi vorremo sentire più invocare Borsellino, perché la memoria dei servitori dello Stato appartiene a tutti, appartiene alla Costituzione”.
Conte mette nel mirino Meloni
Sulla stessa linea Conte, che ha accusato il governo di occuparsi “dei propri problemi” invece che di quelli degli italiani, elencando caro vita, stipendi fermi, produzione industriale in calo e cassa integrazione in aumento. “Prima è stata scudata Santanché, oggi Delmastro”, ha detto il leader M5S, invitando la maggioranza a smettere di “invocare Borsellino” dopo aver, a suo dire, “macchiato con disonore le istituzioni”.
La protesta dei telefonini dei 5S
Proprio al termine dell’intervento di Conte è scattata la protesta dei 5 Stelle contemporaneamente alla Camera e al Senato: i pentastellati hanno tirato fuori i cellulari e li hanno sventolati in aria al grido di “fuori le chat”, richiamando la campagna #fuorilechat lanciata nelle scorse settimane dal Movimento. A Montecitorio la protesta è proseguita anche dopo il voto, con i deputati M5S scesi sotto i banchi della maggioranza a mostrare i telefoni.
E intanto Pittalis difende la decisione della Giunta
A difendere l’operato della maggioranza è intervenuto Pietro Pittalis, relatore del dossier per Forza Italia, secondo cui la decisione della Giunta non rappresenta alcuna interferenza sull’attività giudiziaria ma “il corretto esercizio di una competenza che la Costituzione attribuisce alla Camera”, accusando le opposizioni di “odioso doppiopesismo” per casi analoghi, come quello della Fondazione Open, in cui – ricorda – furono le stesse forze oggi critiche a votare contro l’autorizzazione.
Dopo il voto il procuratore di Roma, Francesco Lo Voi, non ha voluto commentare . Nei giorni scorsi il capo dell’ufficio giudiziario capitolino aveva inviato una lettera al presidente della Camera dopo il deposito in Procura di una memora da parte del difensore di Caroccia chiedendo di verificare se le chat depositate dal difensore di Caroccia coincidessero con quelle contenute nel cellulare di Delmastro.