Vannacci secondo sui media solo a Meloni: un fenomeno creato dai giornali

A giugno Vannacci è il secondo più citato dai quotidiani italiani. Il conteggio di Ruffino misura una scena che si scalda da sola.

Vannacci secondo sui media solo a Meloni: un fenomeno creato dai giornali

Duecentottantunomila e centotrentadue citazioni sugli undici quotidiani italiani più diffusi, contate una a una da gennaio 2025 a fine giugno 2026. In testa Giorgia Meloni, da sola oltre un terzo del totale, prima in ogni testata e in ogni mese. Al secondo posto, a giugno, un nome che per quasi tutto il 2025 era rimasto all’1 per cento: Roberto Vannacci.

Il conteggio è di Lorenzo Ruffino, che ha costruito un sistema per misurare ogni giorno quanto ciascun leader occupa le pagine e lo ha ricostruito a ritroso. Un primo setaccio cattura i cognomi con le regex, poi un modello di intelligenza artificiale scarta le omonimie e tiene le menzioni giuste. Di fatto, il rumore politico misurato da una macchina.

La classifica segue il potere prima delle idee. Dietro Meloni si muove una pattuglia stretta: Salvini al 13 per cento, Schlein al 10, Tajani al 9, Conte e Mattarella intorno all’8. Vannacci è l’anomalia. Un europarlamentare senza deleghe che a giugno scavalca i due vicepremier e i capi dell’opposizione, con più del triplo delle loro menzioni nel mese.

La sua curva sale a scatti, e ogni scatto ha una data. A febbraio 2026, quando lascia la Lega e fonda Futuro Nazionale, arriva al 13 per cento. Nella settimana del 2 febbraio vale quasi un quarto di tutta la politica sui giornali. A giugno tocca il 17. La sua forza sulle pagine nasce dalle parole che pronuncia.

Il rumore che diventa merito

Ogni picco poggia su una sparata. All’assemblea costituente del 13 giugno, all’Auditorium della Conciliazione, Vannacci si definisce «la feccia, i figli di nessuno». Rilancia la remigrazione, il lavoro a quattordici anni, il femminicidio che a suo dire non esiste. Il 22 giugno, a un convegno sulla scuola, ripropone le classi «distinte» per gli studenti, che chiama «fattore inclusivo e non discriminante». La cronaca corre a riportarlo, e ogni riga è una citazione in più.

Qui il dato di Ruffino diventa affilato. I tre quotidiani di destra, “Il Giornale”, “La Verità” e “Libero”, dedicano al centrodestra la quota più bassa, il 59 per cento, e all’opposizione la più alta, il 28. I tre generalisti, “Repubblica”, “Stampa” e “Corriere”, riservano alla maggioranza il 65, perché trattano chi governa come il luogo naturale della notizia. La stampa schierata nomina gli avversari per colpirli, del resto, e li tiene sulla pagina proprio mentre li attacca. Essere citati ed essere approvati sono cose diverse.

Solo che per Vannacci le due macchine spingono nella stessa direzione. Chi lo attacca lo amplifica, chi lo copre come quinta forza gli dà lo spazio del potere. L’indignazione e la cronaca si sommano.

Chi misura il rumore lo alimenta

E la visibilità cammina insieme al consenso. La media dei sondaggi di Pagella PoliticaFuturo Nazionale in salita dal 3,9 al 5,3 per cento nel solo giugno, con il sorpasso sulla Lega certificato da più istituti: Ipsos lo mette al 6 contro il 5,6 del Carroccio, Youtrend al 5,9, l’Emg del Tg3 al 6,6. Un partito nato a febbraio è già la quinta forza del Paese.

Quale curva tiri l’altra è la domanda vera. La provocazione compra la citazione, la citazione costruisce il riconoscimento, il riconoscimento diventa il numero del sondaggio, e quel numero torna sui giornali come notizia. Una macchina che si scalda da sola.

Ruffino chiama il suo conteggio un termometro. A guardarlo bene è diventato un termostato, che fissa la temperatura del dibattito invece di limitarsi a registrarla. E una politica dove la rilevanza si misura sulla capacità di alzare la voce premia chi dice la cosa più brutale, fino alle classi separate che la legge 517 del 1977 aveva abolito, quando l’Italia fu il primo paese al mondo a farlo.

281.132 citazioni misurano una scena e insieme la costruiscono. A occuparla con più forza, oggi, dietro Meloni, è chi grida più forte. I giornali lo hanno scritto contandolo, e contandolo lo hanno fatto accadere.