Benzinai pronti allo sciopero. Il governo Meloni riesce nell’impresa di scontentare tutti sul dossier carburanti: i gestori minacciano la serrata, i consumatori chiedono il rinnovo dello sconto sulle accise e i cittadini rischiano un aumento ai distributori. Altro che abolizione delle accise: la destra che in opposizione accusava lo Stato di comportarsi da “ladro mascherato” oggi incassa.
Grana carburanti per il governo: i benzinai minacciano lo sciopero
Faib e Fegica hanno proclamato lo stato di mobilitazione contro i ritardi sulla riforma della rete carburanti. Il ddl doveva mettere ordine in un settore segnato da squilibri e zone grigie. Invece è rimasto impantanato. La minaccia è pesante: se il governo non sbloccherà il dossier, la protesta potrà arrivare fino alla chiusura prolungata degli impianti. Tanto che dal ministero di Adolfo Urso riferiscono all’Adnkronos che il testo della riforma è pronto e presto arriverà in Consiglio dei ministri. Ma una data ancora non c’è. Il paradosso è che la mobilitazione arriva proprio mentre scade lo sconto sulle accise.
La stangata
Da oggi, senza proroga, benzina e gasolio tornano a incorporare il prelievo fiscale, con un aggravio stimato in poco più di tre euro a pieno. Non è una cifra neutra per chi usa l’auto per lavorare, per gli autotrasportatori, per le famiglie lontane dai servizi e per le imprese che scaricano sui prezzi i rincari energetici. Il governo prende tempo. Urso non chiude del tutto alla proroga, ma lega ogni valutazione allo scenario internazionale e alla navigazione nello Stretto di Hormuz. Una formula prudente, buona per non decidere subito.
Nel frattempo il conto lo pagano gli utenti. Anche perché i prezzi alla pompa sono scesi molto meno delle quotazioni petrolifere: il petrolio è arretrato in modo netto, ma gli automobilisti hanno visto riduzioni più modeste. Qui sta il fallimento politico. Meloni e Salvini hanno costruito anni di propaganda sulle accise, sui cartelli in televisione, sui video davanti ai distributori. Poi, arrivati al governo, non solo non le hanno abolite, ma hanno usato il riallineamento tra gasolio e benzina per aumentare il gettito sul diesel.
Fare cassa
Il M5S accusa l’esecutivo di fare cassa sui carburanti. Ora la maggioranza si trova davanti a un doppio problema: non ha abbassato strutturalmente i prezzi e non ha neppure messo mano, ancora, alla riforma del settore. I benzinai denunciano regole lasciate a metà e concorrenza drogata; i consumatori chiedono controlli veri contro le speculazioni; il governo risponde con moral suasion, rinvii e annunci. Così anche sui carburanti emerge il metodo Meloni: promesse roboanti quando si fa opposizione, prudenza contabile quando bisogna governare, propaganda quando arrivano i problemi. Il risultato è una categoria pronta allo sciopero e un Paese che rischia l’ennesima stangata.