Funzioneranno, diceva Giorgia Meloni. Funzioneranno, ribadisce oltre un anno dopo Matteo Piantedosi. Eppure ancora oggi, evidentemente, non funzionano. Sono i centri per i rimpatri che il governo ha voluto costruire in Albania, con un accordo dai costi altissimi e che finora ha dato ben pochi frutti, considerando le scarsissime presenze di migranti portati in questi centri.
Il ministro dell’Interno è tornato sul tema dei centri in Albania intervistato da SkyTg24: “Abbiamo l’obiettivo di riutilizzarli nella piena espansione della funzionalità entro la fine dell’anno, ma anche prima, se si risolvono i problemi e le vicende giudiziarie pendenti anche presso le Corti internazionali”. Parole inequivocabili, che sottintendono un messaggio: allo stato attuale, i centri in Albania non stanno funzionando. Quantomeno non al massimo delle potenzialità, quelle per cui il governo ha investito centinaia di milioni di euro.
Centri in Albania, Piantedosi ammette il flop
Eppure il governo non desiste, come spiega Piantedosi: “Noi non abbiamo affatto abbandonato l’idea di fare di quel centro un modello da proporre all’intera Europa come modello di gestione dei fenomeni migratori e della gestione proprio degli ingressi dei richiedenti asilo”.
Per il ministro dell’Interno, il centro in Albania “è destinato a riprendere la sua originaria efficacia o comunque l’utilizzo dell’utilità che può avere secondo anche i nuovi regolamenti europei”. Un’altra ammissione del fallimento di questi centri. “Tutto questo – prosegue Piantedosi – avverrà anche quando avremo completato il passaggio, perché ci sono dei passaggi giurisdizionali che sono stati promossi da alcuni: noi ad ogni passo che muoviamo ci troviamo di fronte a un fuoco di sbarramento di ricorsi, di azioni giudiziarie che vengono fatte, ma in democrazia bisogna mettere in conto pure questo, e quindi adesso pendono alcuni alcuni giudizi davanti alla Corte di giustizia europea per determinati aspetti”.
Insomma, per il governo la responsabilità del flop è dei giudici e la speranza è di un giudizio favorevole della Corte di giustizia europea per poter successivamente “fare in modo che quei centri diventino, come si dice in Europa, il primo esempio e il primo modello di centri realizzati in paesi terzi che possano accompagnare le politiche migratorie dei paesi europei per la gestione più efficace di questo importantissimo tema”.