Dopo quasi vent’anni di controllo sulla Striscia di Gaza, Hamas annuncia un passo indietro. Il movimento ha comunicato ieri la decisione di sciogliere il comitato che ha amministrato il territorio dal 2007, aprendo la strada al Comitato Nazionale per l’Amministrazione di Gaza (Ncag), l’organismo tecnico con sede al Cairo nato nell’ambito del Piano per la Pace promosso dal presidente Donald Trump dopo il cessate il fuoco dell’ottobre 2025.
Uno scioglimento motivato “per facilitare la transizione amministrativa e governativa”, ha spiegato Hamas che presenta la decisione come un gesto di responsabilità. “Abbiamo rinunciato al controllo della Striscia per eliminare qualsiasi pretesto all’occupazione”, ha dichiarato il portavoce Hazem Qassem, sostenendo che la scelta punta a favorire una nuova fase politica.
Il Ncag chiede il disarmo totale della Striscia
Il Ncag si dice pronto ad assumere il controllo di Gaza, ma pone condizioni precise. “Un’unica autorità, un’unica legge e un’unica forza armata”, ha scritto su X il presidente del comitato, Ali Shaath, ribadendo che tutte le armi presenti nella Striscia dovranno essere poste sotto il controllo del nuovo organismo, come previsto dal piano internazionale e dalla risoluzione 2802 del Consiglio di Sicurezza dell’Onu. Ed è proprio qui che emerge il vero ostacolo. Perché Hamas è disposto a cedere la gestione civile, ma continua a rifiutare il proprio disarmo.
Una distinzione che per Israele equivale a un semplice cambio di facciata. Il ministro degli Esteri israeliano Gideon Sa’ar parla apertamente di “trucco”. Secondo il capo della diplomazia israeliana, Hamas starebbe tentando di replicare a Gaza il cosiddetto “modello Hezbollah“: lasciare a un governo tecnocratico la gestione dei servizi pubblici, mantenendo però il controllo militare del territorio.
“Finché Hamas conserverà le proprie armi – sostiene Sa’ar – qualsiasi amministrazione civile agirà inevitabilmente sotto le sue direttive”. Per questo Israele continua a chiedere la piena applicazione del piano Trump, che prevede la completa smilitarizzazione della Striscia. Nel frattempo le forze israeliane hanno ampliato il proprio controllo sul territorio, arrivando a presidiare circa il 70% della Striscia stessa.