La vera emergenza sono i salari: allarme dell’Ocse sull’Italia

Sui salari l'allarme dell'Ocse: in Italia - 6,1% sul 2021, è il peggior dato tra le grandi economie dell'area. Retribuzioni -0,9% nel 2026

La vera emergenza sono i salari: allarme dell’Ocse sull’Italia

L’Ocse certifica che il vero problema dell’Italia sono i salari. Se da un lato il mercato del lavoro continua a mostrare segnali di vita, dall’altro le retribuzioni restano il punto più debole dell’economia italiana, smentendo la narrazione del governo Meloni secondo cui il potere d’acquisto dei lavoratori sarebbe tornato a crescere. Secondo le Prospettive sull’Occupazione 2026 presentate a Parigi, il tasso di disoccupazione italiano è sceso al 5% nel maggio 2026, minimo storico e ormai sostanzialmente in linea con la media Ocse del 4,9%. Anche il tasso di occupazione va bene, attestandosi al 62,8% nel primo trimestre dell’anno. Un risultato importante, seppur ancora distante 9,3 punti percentuali dalla media Ocse del 72,1%, collocando l’Italia tra i Paesi con i livelli occupazionali più bassi dell’area, soprattutto per donne e giovani. Ma è sul fronte delle retribuzioni che emerge il dato più allarmante.

La vera emergenza sono i salari: allarme dell’Ocse sull’Italia

Nel primo trimestre dell’anno i salari reali sono aumentati dell’1,3% rispetto a un anno prima, grazie soprattutto al rallentamento dell’inflazione. Nonostante ciò, restano ancora inferiori del 6,1% rispetto al primo trimestre del 2021: il peggior risultato tra tutte le principali economie dell’Ocse. Un dato che smonta la propaganda dell’esecutivo secondo cui le politiche del governo avrebbero restituito potere d’acquisto ai lavoratori. Per l’organizzazione internazionale, infatti, il recupero è tutt’altro che completato e rischia addirittura di interrompersi. Il nuovo aumento dei prezzi dell’energia sta tornando a comprimere i salari reali.

Retribuzioni -0,9% nel 2026, sostanzialmente ferme l’anno prossimo

L’Ocse stima che nel 2026 le retribuzioni reali in Italia diminuiranno dello 0,9%, per poi registrare appena un modesto +0,2% nel 2027, anche a causa del limitato numero di rinnovi contrattuali previsti e della persistente debolezza del mercato del lavoro. L’organizzazione evidenzia inoltre che la tensione sul mercato del lavoro italiano si è attenuata rispetto ai livelli record del periodo post-pandemia. Restano però irrisolti problemi strutturali come l’invecchiamento della popolazione, la trasformazione digitale, la transizione ecologica e la bassa qualità di una parte dell’occupazione.

Il passo

“I mercati del lavoro dell’Ocse coniugano dinamismo e resilienza: l’occupazione ha raggiunto livelli record e la disoccupazione è vicina ai minimi storici”, ha osservato il segretario generale dell’Ocse, Mathias Cormann. “Tuttavia il potere d’acquisto dei lavoratori non tiene il passo”. Secondo Cormann, la risposta passa dall’aumento della produttività attraverso istruzione, formazione continua, mobilità professionale e adozione delle nuove tecnologie. L’Ocse segnala inoltre che, dopo la forte crescita degli ultimi due anni, l’aumento dell’occupazione italiana ha rallentato sensibilmente, a differenza di quanto avvenuto negli altri Paesi dell’Europa meridionale.

Divari territoriali

Persistono inoltre profonde differenze territoriali: il tasso di disoccupazione nelle regioni con le performance peggiori supera di oltre quattro volte quello delle aree più dinamiche. La mobilità dei lavoratori, invece di colmare il divario, continua a riguardare soprattutto giovani e profili più qualificati, contribuendo ad accentuare le distanze tra Nord e Sud.

Nel rapporto trova spazio anche il tema delle clausole di non concorrenza, sempre più diffuse nei Paesi Ocse e potenzialmente in grado di limitare la mobilità dei lavoratori e la crescita dei salari. In Italia interessano una quota inferiore rispetto alla media Ocse, ma il loro utilizzo è in aumento e si estende ormai anche a mansioni per le quali la tutela di informazioni sensibili appare difficilmente giustificabile.

Il quadro che emerge dal rapporto è quindi chiaro: il vero nodo irrisolto del mercato del lavoro italiano resta quello dei salari. Proprio sul terreno su cui il governo rivendica i maggiori successi, i dati dell’Ocse raccontano invece che il nostro Paese continua a registrare la peggiore performance tra le principali economie avanzate.