Pivetti, la Cassazione annulla la condanna a quattro anni per frode fiscale e autoriciclaggio e ordina un nuovo processo d’appello

Esulta l'ex presidente della Camera, per la quale la Corte non avrebbe potuto fare altrimenti per le "molte e gravi irregolarità processuali"

Pivetti, la Cassazione annulla la condanna a quattro anni per frode fiscale e autoriciclaggio e ordina un nuovo processo d’appello

Per Irene Pivetti non è ancora finita. Anzi, si ricomincia. La Cassazione ha annullato oggi la condanna a quattro anni inflitta all’ex presidente della Camera per frode fiscale e autoriciclaggio, disponendo un nuovo processo d’appello. Non un’assoluzione, dunque, ma un colpo importante all’impianto della sentenza confermata appena sette mesi fa dalla Corte d’Appello di Milano e che ora dovrà essere nuovamente esaminata.

La decisione della Suprema Corte arriva al termine di una vicenda giudiziaria lunga anni e ribalta, almeno per il momento, la richiesta della Procura generale della Cassazione, che aveva invece chiesto di confermare integralmente la condanna.

Al centro della vicenda tre Ferrari Granturismo e un marchio ceduto ai cinesi

Al centro dell’inchiesta una complessa operazione commerciale che, secondo l’accusa, sarebbe servita a sottrarre beni al fisco. Tutto ruota attorno a tre Ferrari Granturismo del Team Racing dell’ex pilota Leonardo Isolani, gravato da un debito fiscale di circa cinque milioni di euro. Per gli investigatori del Nucleo di polizia economico-finanziaria della Guardia di Finanza e per il pm Giovanni Tarzia, quelle vetture sarebbero state oggetto di una compravendita soltanto apparente con il gruppo cinese Daohe.

Secondo la ricostruzione accusatoria, il ruolo di intermediazione sarebbe stato svolto dalla società Only Italia, riconducibile a Pivetti. L’operazione più contestata riguarda però il marchio della scuderia Isolani: l’ex parlamentare leghista lo avrebbe acquistato per 1,2 milioni di euro per poi rivenderlo alla società cinese a dieci milioni, in un’operazione ritenuta dagli inquirenti funzionale a creare fondi di provenienza illecita e a occultare beni aggredibili dal fisco.

Da qui le accuse di frode fiscale e autoriciclaggio che avevano portato alla condanna in primo e in secondo grado, oltre alla confisca, non ancora definitiva, di oltre 3,4 milioni di euro.

In attesa delle motivazioni, Pivetti esulta

La Cassazione, però, ha ritenuto fondati alcuni dei rilievi avanzati dalla difesa. Le motivazioni saranno depositate nelle prossime settimane e solo allora sarà possibile capire quali aspetti della sentenza d’appello sono stati ritenuti viziati. Per ora è certo soltanto che il processo dovrà essere celebrato nuovamente.

“Sono molto contenta, naturalmente. La Corte non poteva fare diversamente“, ha commentato Pivetti. L’ex presidente della Camera sostiene da sempre la propria innocenza e attribuisce la condanna a “molte e gravi irregolarità processuali” denunciate dalla difesa. “Speriamo che questa volta si possa finalmente ragionare sui fatti reali, provati, e non sulle fantasie della Procura. Sono molto fiduciosa”, ha dichiarato.

Soddisfatto anche il suo legale, Filippo Cocco, secondo cui la Cassazione ha accolto le censure mosse contro la sentenza di secondo grado. Toccherà ora a una nuova Corte d’Appello stabilire se confermare le accuse o ribaltare il verdetto.

Resta aperto anche il fascicolo sulle mascherine cinesi

Per Pivetti, tuttavia, il capitolo giudiziario è tutt’altro che chiuso. Solo poche settimane fa la Procura di Milano ha infatti chiuso un’altra inchiesta che la vede indagata insieme ad altre otto persone per la controversa fornitura dalla Cina di mascherine durante l’emergenza Covid, una commessa da circa 35 milioni di euro. Un procedimento distinto, ma che conferma come l’ex presidente della Camera resti al centro di una stagione giudiziaria ancora tutta da scrivere.