Prima grana per il fronte progressista: i riformisti Pd spingono il riarmo

Prima grana per il fronte progressista. I riformisti Pd spingono il riarmo assieme a Più Europa e Iv. Ma per M5S e Avs è fumo negli occhi

Prima grana per il fronte progressista: i riformisti Pd spingono il riarmo

Il campo largo ha appena dato una prova di esistenza in vita, ma il primo inciampo serio è già sul tavolo. Da Napoli Giuseppe Conte, Elly Schlein, Angelo Bonelli e Nicola Fratoianni hanno mandato un messaggio netto: l’alternativa al governo Meloni parte dal nocciolo progressista, cioè Pd, M5S e Avs. Gli altri, se vorranno, arriveranno dopo, quando a settembre si aprirà il cantiere del programma. Solo che, prima ancora di sedersi al tavolo, riformisti dem, Italia Viva e +Europa hanno apparecchiato il dossier più divisivo: il Safe, il fondo europeo per la difesa. La lettera-appello pubblicata su Repubblica è un piccolo manifesto del partito trasversale del riarmo gentile. Benedetto Della Vedova, insieme a parlamentari dem e renziani, sostiene che “il Safe per la difesa è giusto” e rappresenta un passo verso la difesa comune europea. Tra i firmatari ci sono Quartapelle, Borghi, Delrio, Fassino, Gori, Guerini e Madia.

Prima grana per il fronte progressista. I riformisti Pd spingono il riarmo

L’argomento è il solito: non si tratterebbe di scegliere le armi contro la spesa sociale, ma di finanziare investimenti comuni senza sottrarre risorse al bilancio pubblico. La formula è elegante, quasi rassicurante. Peccato che il Safe resti comunque debito, anche se europeo e a condizioni migliori. Per l’Italia il massimale potenziale è di 14,9 miliardi di prestiti. Il governo Meloni frena, non per conversione pacifista, ma perché sa che nuovo debito per nuove armi è indigesto. E qui il paradosso è perfetto: mentre Palazzo Chigi prende tempo, un pezzo dell’opposizione si offre di fare da reparto motivazionale.

Messaggio opposto

Il problema è che da Napoli è arrivato un messaggio opposto. Conte ha martellato contro la corsa agli armamenti, accusando il governo di costruire una minaccia russa permanente per giustificare nuove spese militari. Frase quest’ultima che Gori gli ha contestato. “Abbiamo il record dei poveri assoluti e tra poco il record nell’investimento delle armi”, ha detto il leader M5S. Bonelli ha parlato di “ancora armi, ancora guerre, ancora miliardi sottratti ai bisogni reali”, denunciando il rischio di condannare l’Europa a un’economia di guerra permanente. Avs e M5S non hanno alcuna intenzione di entrare nel cantiere programmatico con il Safe nel bagaglio.

La richiesta

I pentastellati sono arrivati a chiedere il ricorso alla Corte di Giustizia europea contro il piano, sostenendo che sia stato approvato senza corrette basi legali. Per loro il punto non è tecnico, ma politico: se il centrosinistra vuole proporsi come alternativa a Meloni, non può nascere accettando la stessa traiettoria del riarmo che contesta al governo. In mezzo c’è Schlein, che conosce bene il problema e per ora lo aggira.

La segretaria del Pd insiste su unità, lavoro, sanità e salario minimo, ma sul Safe cammina sul filo. Da una parte deve tenere il rapporto con M5S e Avs, senza i quali il campo largo non esiste. Dall’altra deve fare i conti con un pezzo del suo partito che, appena sente odore di difesa europea, riscopre la vocazione atlantista. I riformisti dem non contestano la segretaria, ma la mettono davanti a un fatto compiuto: il programma dovrà passare anche da qui. Ed è qui, però, che l’alleanza rischia di scoprire quanto sia complicato passare dalla foto di gruppo al documento condiviso.

Dossier divisivo

La politica estera resta il fascicolo più urticante: Safe, spese militari, sostegno all’Ucraina, rapporto con la Nato. Non divide soltanto la sinistra dai centristi, ma attraversa anche il Pd, dove convivono il linguaggio sociale di Schlein e l’istinto di governo dei riformisti. L’ex presidente della Regione Puglia, Michele Emiliano (Pd), invita a non fare “l’esame del sangue” agli alleati e ricorda l’esperienza pugliese, costruita attorno a un programma. Il ragionamento è sensato, ma qui il punto è proprio il programma.

Se per Conte e Avs il riarmo è una linea rossa, e per i centristi e parte dei dem il Safe è un test di affidabilità europea, non basta convocare un tavolo e sperare che la parola “unità” faccia miracoli. Il campo largo resta in buona salute, ma settembre rischia di essere meno comodo della piazza di Napoli. Lì bastava dire che Meloni ha fallito. Al tavolo, invece, bisognerà decidere se i miliardi europei per la difesa sono un passo verso l’integrazione o l’ennesimo assegno al riarmo. E se il primo tema scelto dai centristi e dai riformisti dem per “allargare” la coalizione è quello che la può spaccare, più che una gamba moderata sembra una buccia di banana.