La bomba sotto casa di Sigfrido Ranucci rischia di trasformarsi nell’arma perfetta per colpire Report. Anche se l’ordigno piazzato nell’ottobre scorso davanti all’abitazione del giornalista, per il quale la Procura di Roma continua a indagare ipotizzando come mandante l’imprenditore Valter Lavitola, ha provocato solo danni materiali, la campagna politico-mediatica che da giorni accompagna gli sviluppi dell’inchiesta rischia di essere invece devastante.
Sul fronte giudiziario, dopo l’interrogatorio fiume di due giorni fa, i carabinieri del Nucleo investigativo stanno passando al setaccio il materiale sequestrato durante la perquisizione a Lavitola dei giorni scorsi. Sette manoscritti, tre telefoni cellulari, due pen-drive e altri supporti informatici dovranno chiarire se contengano elementi utili a ricostruire il movente e gli eventuali complici del presunto attentato. Per ora Ranucci non sarà nuovamente ascoltato dai magistrati.
Spunta il “tariffario Lavitola”: Fdi lo usa contro Ranucci
Fuori dalle procure, però, la vicenda prende tutt’altra strada. Alcuni quotidiani delle destre hanno paventato l’esistenza di un presunto “tariffario Lavitola”, un sistema attraverso il quale il faccendiere avrebbe orientato le inchieste di Report o deciso chi colpire e chi no. Una ricostruzione che, allo stato, non risulta contestata dagli inquirenti, né compare tra le accuse formulate dalla Procura, né è suffragata da alcuna evidenza. Ma che in poche ore da mera ipotesi è diventa argomento politico. E Fratelli d’Italia l’ha fatto suo.
Per bocca del capogruppo in Commissione di Vigilanza Rai Massimo Ruspandini ha annunciato un’interrogazione per chiedere di accertare se sia esistito un vero e proprio “metodo Lavitola” e il “tariffario” capace di attivare o fermare le inchieste della trasmissione. Il senatore Sandro Sisler parla di “troppe ambiguità” e invita Ranucci a “fare chiarezza”, sostenendo che dai giornali emergerebbe un ruolo centrale di Lavitola nel condizionare il programma.
Più prudente, almeno formalmente, Maurizio Gasparri. Il senatore di Forza Italia ribadisce la solidarietà al giornalista per l’attentato ma chiede di capire quale fosse il rapporto con Lavitola, perché la “contiguità” descritta dalle cronache rischierebbe di incrinare il “mito” del conduttore di Report.
Bevilacqua (M5S): “Stesso fango gettato su Falcone dopo l’Addaura”
Suggestioni giornalistiche già assunte a verità fattuali. È proprio questa trasformazione di un’ipotesi in una verità politica che denuncia il Movimento 5 Stelle. Per la deputata Dolores Bevilacqua è in corso “una campagna di delegittimazione vergognosa” orchestrata da Fratelli d’Italia e giornali di destra al seguito che arriva “a insinuare che Ranucci possa essersi messo da solo la bomba che ha messo in pericolo lui e la sua famiglia”.
“È lo stesso fango che ricorda quello gettato su Giovanni Falcone dopo l’Addaura: anche allora ci fu chi parlò di bomba messa da solo e anche allora ci fu chi orchestrò una campagna di fango che chi ha memoria ancora ricorda”, aggiunge la senatrice pentastellata, che ricorda come “nessuno dalle opposizioni ha mai accusato il governo di essere dietro l’attentato a Ranucci. Nessuno”.
E conclude: “la verità è un’altra: dopo la solidarietà di circostanza sono arrivati querele, attacchi, tagli di puntate e una campagna di delegittimazione continua. Se vogliono far fuori Ranucci dalla conduzione di Report abbiano il coraggio di dirlo con chiarezza. Probabilmente questo è il loro obiettivo da tempo e non gli sembra vero adesso di poterlo fare così impunemente”.
Intanto Giletti annuncia “un colpo di scena nelle indagini”
Nel dibattito ieri è intervenuto anche Massimo Giletti, che ha invitato alla cautela, ma aggiunge un’anticipazione sibillina: ricordando di essere stato il primo a ricostruire pubblicamente la matrice camorristica dell’attentato, ha assicurato che “ci sarà un colpo di scena molto delicato sulle vere motivazioni”.
Quindi ha preso nettamente le distanze da Lavitola: “È un criminale. Io non andrei mai a cena con lui”. E aggiunge che gli piacerebbe capire come sia nato il rapporto di amicizia tra il faccendiere e Ranucci, una circostanza che oggi lo lascia “perplesso”.
Se gli hard disk, i cellulari e gli appunti sequestrati diranno se dietro l’attentato esistesse davvero una regia criminale e quale fosse il movente, la politica sembra avere già emesso il suo verdetto. E il colpevole è Ranucci.