Legge elettorale in alto mare: lo scoglio sono sempre le preferenze

La legge elettorale resta in alto mare e il nodo delle preferenze rischia di diventare lo scoglio su cui può incagliarsi l’intera riforma

Legge elettorale in alto mare: lo scoglio sono sempre le preferenze

La legge elettorale resta in alto mare e il nodo delle preferenze rischia di diventare lo scoglio su cui può incagliarsi l’intera riforma. La Lega continua a mostrarsi fredda, Forza Italia non sembra intenzionata a fare passi avanti e Fratelli d’Italia ostenta ottimismo. Intanto il tema divide anche il Pd, mentre l’unico vero accordo raggiunto riguarda il voto per i cittadini fuori sede.

Legge elettorale in alto mare. Lo scoglio sono sempre le preferenze

Giovedì Matteo Salvini, alla domanda se il no della Lega alle preferenze resti fermo, ha risposto che il partito non ha “posizioni ferme” sulla legge elettorale, ma solo su temi economici, sociali e di sicurezza. Il leader del Carroccio ha ricordato di essere sempre stato eletto con le preferenze, aggiungendo però che questo “non toglie e non aggiunge nulla”. La questione, ha spiegato, è affidata ai tecnici con un solo obiettivo: fare in modo che chi vince possa governare per cinque anni. Parole lette da alcuni come un’apertura. A ridimensionare subito l’ottimismo ci ha pensato però Riccardo Molinari.

Altro che apertura, la Lega chiude sulle preferenze

Il capogruppo della Lega alla Camera ha ricordato che la riforma nasce da FdI e da Giorgia Meloni e che per il Carroccio non è mai stata una priorità. La Lega, ha spiegato, preferiva un sistema basato sui collegi uninominali e ha già accettato diversi compromessi. Per Molinari rimettere ora mano al testo sulle preferenze sarebbe “molto complicato”. Gli esperti del partito, a partire da Roberto Calderoli, cercano una mediazione, ma il capogruppo non nasconde il pessimismo: “La vedo molto difficile”. E chiarisce che “incaponirsi sulle preferenze” non avrebbe senso. Una posizione che conferma quanto il dossier sia bloccato, con Lega e Forza Italia poco disponibili a seguire FdI.

FdI ostenta ottimismo senza fondamento

Dal partito di Meloni arrivano messaggi rassicuranti. Galeazzo Bignami sostiene che si stia andando verso una soluzione, mentre Giovanni Donzelli ricorda che il centrodestra non si è mai diviso nelle votazioni parlamentari. Un ottimismo, per ora, senza un’intesa concreta. Il problema non agita soltanto la maggioranza. Anche nel Pd le posizioni sono tutt’altro che uniformi.

La vicepresidente Chiara Gribaudo ha firmato una lettera bipartisan di parlamentari contrarie, mentre il presidente Stefano Bonaccini porta avanti da tempo una battaglia a favore. Sulla stessa linea si è schierato un gruppo di elette vicine all’area di Comunità democratica, che fa riferimento al senatore Graziano Delrio. L’ex europarlamentare Silvia Costa e la consigliera regionale piemontese Monica Canalis hanno consegnato a Elly Schlein un appello a favore delle preferenze, sottoscritto da 89 parlamentari europee e nazionali, consigliere regionali e comunali, sindache e assessore. La segretaria Pd si ritrova così davanti a un altro dossier capace di dividere il partito.

Giuseppe Conte rilancia invece la proposta del M5S: proporzionale puro, preferenze con tutela della rappresentanza di genere, soglia di sbarramento al 3% e una piccola soglia premiale per favorire le aggregazioni. Per il leader pentastellato, Meloni dovrebbe votare questa proposta invece di presentare un singolo emendamento destinato a essere bocciato.

Trovata la quadra sul voto dei fuori sede

Se sulla legge elettorale l’accordo resta lontano, maggioranza e opposizioni trovano invece un punto d’intesa sul voto dei fuori sede. Un emendamento consentirà a chi vive temporaneamente lontano dal proprio Comune di residenza per motivi di studio, lavoro o cure mediche di votare alle politiche, ai referendum e alle europee. Potranno iscriversi, anche per via telematica, in un apposito elenco presso il Comune di domicilio coloro che si trovano per almeno nove mesi in una provincia diversa da quella di iscrizione elettorale. L’iscrizione dovrà avvenire entro il 31 dicembre di ciascun anno. Per il resto, la riforma resta sospesa. Le preferenze dividono la maggioranza, spaccano il Pd e rendono sempre più difficile chiudere il testo. L’unico passo avanti riguarda i fuori sede. Sul cuore della legge elettorale, invece, il cantiere è ancora aperto e la soluzione non si vede.