Una petizione contro l’esproprio della riforma elettorale

Una petizione al presidente della Repubblica e decine di ricorsi già pronti nei tribunali. Si allarga il fronte contro la riforma elettorale

Una petizione contro l’esproprio della riforma elettorale

Una petizione al presidente della Repubblica Sergio Mattarella e decine di ricorsi già pronti nei tribunali. Si allarga così il fronte contro la riforma elettorale approvata dalla Camera il 16 luglio e ora attesa al Senato. Nel mirino c’è soprattutto il mantenimento delle liste bloccate, che lascia ai vertici dei partiti, e non agli elettori, la scelta di chi entrerà in Parlamento. L’appello pubblicato su Change.org è stato promosso da Primo Di Nicola, ex senatore del Movimento 5 Stelle ed ex giornalista de L’Espresso, ed è sostenuto da questo giornale. Il testo si rivolge direttamente al capo dello Stato: se la riforma fosse confermata senza modifiche, i cittadini verrebbero privati della possibilità di scegliere i propri rappresentanti con il voto di preferenza.

Una petizione contro l’esproprio della riforma elettorale

La nuova legge introduce un sistema proporzionale con premio di maggioranza, cancella i collegi uninominali e affida l’elezione dei parlamentari a liste interamente bloccate.
Un emendamento per reintrodurre le preferenze è stato respinto alla Camera. Il risultato è che i candidati continueranno a dipendere dalle segreterie che ne decidono posizione ed eleggibilità, mentre agli elettori resterà solo la possibilità di scegliere un simbolo.

La richiesta a Mattarella

Per questo i promotori chiedono a Mattarella di vigilare, nel suo ruolo di garante della Costituzione, affinché una modifica tanto delicata non venga approvata senza un vero dibattito pubblico e senza un correttivo che restituisca ai cittadini un margine di scelta. Qualora il testo arrivasse al Quirinale nella versione attuale, l’appello invita il presidente a valutare il rinvio alle Camere previsto dall’articolo 74 della Costituzione, con un messaggio motivato. La petizione non contesta il potere del Parlamento di intervenire sulla legge elettorale, ma pone una questione che riguarda il cuore della rappresentanza: deputati e senatori devono rispondere agli elettori oppure a chi li colloca nelle posizioni utili delle liste?

La mobilitazione pronta ad arrivare nei tribunali e nelle piazze

Intanto la protesta si prepara a uscire dalla rete. La “Rete per un voto libero e uguale”, coordinata dal costituzionalista Roberto Zaccaria e composta da oltre trenta organizzazioni, associazioni, comitati, giornalisti, avvocati e cittadini, ha già predisposto ricorsi da depositare in decine di tribunali qualora la legge venga approvata definitivamente.
L’obiettivo è ottenere il rinvio degli atti alla Corte costituzionale prima delle prossime elezioni. Parallelamente partirà una mobilitazione nazionale contro una riforma che, secondo la Rete, altera gli equilibri democratici e introduce un premio di maggioranza abnorme. Dopo il 15 settembre sono previste tre grandi manifestazioni: a Milano, Firenze e a Napoli o Salerno. La battaglia contro le liste bloccate è appena cominciata e promette di spostarsi dalle aule parlamentari ai tribunali e alle piazze.