Hormuz, salta il vertice di Londra: la linea rossa di Italia e Germania blocca l’iniziativa per sminare lo Stretto

Salta il tavolo dei Volenterosi a Londra: gli Usa vogliono sminare subito, l'Europa aspetta la tregua, il conto è già arrivato alla pompa

Hormuz, salta il vertice di Londra: la linea rossa di Italia e Germania blocca l’iniziativa per sminare lo Stretto
Due cacciamine e circa cinquecento militari italiani aspettano a Gibuti da oltre due mesi. Il Crotone e il Rimini, classe Gaeta, stanno a cinque giorni di navigazione dallo stretto di Hormuz: pre-posizionati e fermi. Aspettano un vertice evaporato. Doveva riunirsi a Londra lunedì, poi martedì, poi venerdì, e alla fine, come ha riferito Repubblica, quel tavolo salta.

Hormuz, salta il vertice dei volenterosi

L’idea era nata venerdì 24 luglio, in una telefonata tra il segretario alla Guerra Pete Hegseth e il nuovo ministro della Difesa britannico Wes Streeting, arrivato al dicastero il 20 luglio con Andy Burnham. Washington voleva Londra padrona di casa, Hegseth in sala con il capo di stato maggiore congiunto Dan Caine, fino a quaranta delegazioni. Cinque giorni dopo il calendario è vuoto.
I motivi dell’incagliamento sono almeno due. Gli americani chiedono agli europei di sminare mentre le ostilità continuano, e per Roma e Berlino quella è la linea rossa: si entra a fuoco spento. Poi c’è la diffidenza sul metodo, perché mescolare vertici politici e comandi militari senza un’impalcatura negoziale espone al flop, e un flop a quel livello si vede da lontano.

Una coalizione al condizionale

Alla conferenza dell’Eliseo del 17 aprile le adesioni alla Dichiarazione di Londra avevano superato le cinquanta. Giorgia Meloni offriva unità navali con «postura esclusivamente difensiva» e solo a ostilità cessate. Friedrich Merz chiedeva il mandato del Bundestag e una risoluzione del Consiglio di sicurezza. Guido Crosetto ha poi fissato tre condizioni indisponibili: tregua vera, cornice giuridica, voto delle Camere. Tutti disponibili, tutti dopo. La coalizione dei volenterosi regge finché resta in porto.

Il mare, del resto, si è richiuso. Hormuz è bloccato dal 28 febbraio, quando Stati Uniti e Israele hanno attaccato l’Iran, e il memorandum firmato da Donald Trump e Masoud Pezeshkian il 18 giugno prometteva sessanta giorni di transito libero: è invece durato pochi giorni. Il 12 luglio i pasdaran hanno richiuso lo stretto sparando sulle navi, il 23 hanno rivendicato una petroliera in fiamme sulla rotta minata a sud, ieri Teheran ha ripetuto che la via d’acqua resta chiusa. Le mine, ha spiegato il generale Giovanni Maria Iannucci il 1° luglio, sono «decine» e sofisticate: per toglierle servono un paio di mesi.

Informate, mai chiamate a decidere

Antonio Tajani lo aveva promesso il 13 maggio: nessuna nave a Hormuz senza che il Parlamento «sia stato informato e lo abbia autorizzato», dice. Il preposizionamento a Gibuti è passato dentro le missioni già votate, Mediterraneo Sicuro e Aspides, così le Camere hanno ascoltato tre audizioni e sono rimaste fuori dalla decisione. Il voto vero insomma resta appeso a un vertice che si convoca altrove.

Quanto pesi quello scarto lo misura l’Annuario Mil€x 2026, presentato alla Camera il 23 luglio: 78 programmi di riarmo approvati in questa legislatura per 36,4 miliardi, esaminati in poche sedute, e 13,2 miliardi di soli armamenti quest’anno. La traiettoria Nato verso il 5% del Pil entro il 2035 ne vale altri 498. Sul riarmo il Parlamento delibera in fretta, sull’unica missione che tocca il portafoglio degli italiani attende una convocazione.

Perché alla pompa il conto è già arrivato. Ieri il Mimit rilevava 2,185 euro al litro per il gasolio in self service. Il Consiglio dei ministri ha risposto lunedì sera con un taglio di 17 centesimi sul solo gasolio fino al 6 agosto: 125 milioni, dieci giorni. La Cgia calcola 29 miliardi in più in un anno tra bollette e rifornimenti, e la distanza tra le due cifre è tutta la politica energetica di questo governo.

Il Crotone e il Rimini restano a Gibuti, a cinque giorni da un mare che nessuno attraversa. Ad aprile, all’Eliseo, l’Italia offriva la sua “eccellenza” nello sminamento come biglietto da visita atlantico, e da allora l’unica cosa che si è mossa davvero è il prezzo del pieno.