“Grillo ci accusa di aver perso la nostra identità? Con tutte le battaglie che stiamo facendo, spesso contro tutti? Beh, lui aveva detto che Draghi era un grillino. Fate un po’ voi”. È la staffilata con la quale mercoledì mattina Giuseppe Conte ha risposto a muso duro all’affondo che il fondatore del Movimento 5 Stelle gli aveva riservato solo poche ore prima.
Una tesi che rovescia l’accusa mossa da Grillo, che rimanda al mittente il tema dell’incoerenza politica, richiamando uno dei passaggi più controversi della storia recente del Movimento: l’appoggio dato nel 2021 al governo tecnico guidato da Mario Draghi, sostenuto anche dallo stesso Grillo, che arrivò a definire l’allora premier un “grillino”.
Conte replica a Grillo: “Diceva che Draghi era un grillino…”
La replica di Conte arriva a stretto giro rispetto al post con cui Grillo, “quello vecchia maniera”, aveva rotto un silenzio che durava da tempo. Sul suo blog, il comico genovese aveva attacca frontalmente l’attuale gruppo dirigente pentastellato, accusandolo di essersi montato “la testa senza leggere le istruzioni” e di aver fatto perdere al Movimento la sua identità, “soprattutto la sua diversità”.
Con Grillo, scende in campo anche Toninelli
Dalla parte di Grillo, si è schierato l’ex ministro Danilo Toninelli, che anzi ha rincarato la dose: “Il post di oggi di Beppe Grillo ricorda una verità semplice: un simbolo vive dei valori che rappresenta”.
Toninelli imputa a Conte e all’attuale dirigenza l’aver “cancellato il limite dei due mandati“, “archiviato la democrazia diretta“, “eliminato il ruolo del garante” e rinunciato all’identità originaria di un Movimento nato per non essere “né di destra né di sinistra”.
Toninelli respinge inoltre la lettura secondo cui il governo Draghi sarebbe stata una responsabilità esclusiva di Grillo: “Quella scelta fu condivisa convintamente anche da Conte, Di Maio e dagli stessi dirigenti che oggi scaricano tutto su di lui. La differenza è che Grillo ha poi riconosciuto pubblicamente di aver sbagliato”.
E conclude con un auspicio che suona come un atto d’accusa: che il simbolo del Movimento “torni al suo legittimo proprietario” per via giudiziaria, perché se Conte vuole “portare avanti un progetto politico diverso”, può farlo “con un nome e un simbolo propri”.
Intanto sui social la base sceglie Conte
A raccontare la vera temperatura dello scontro, però, è la reazione della base sui social. Sotto il post di Grillo si scatena un dibattito acceso, ma il tono prevalente è tutt’altro che favorevole al fondatore: la maggior parte dei commenti si schiera con Conte, accusando Grillo di incoerenza e di aver abbandonato il Movimento nelle mani altrui proprio nel momento più delicato.
Diversi gli utenti che gli rinfacciano il sostegno a Draghi (“A titolo informativo vorrei sapere chi ha definito Draghi e Cingolani dei grillini”), altri gli ricordano di non essersi mai voluto mettere personalmente alla guida del partito nei momenti decisivi: “Eri il leader ma non ti sei voluto impegnare, hai voluto che altri facessero il lavoro tuo e questo è l’epilogo”. Non manca chi lo accusa di aver aperto involontariamente la strada all’attuale maggioranza di centrodestra: “Se continui a denigrare il M5S com’è oggi, lasci che la destra avanzi”, oppure, più diretto: “Grazie anche a te ce lo ciucciamo da 4 anni” riferendosi al governo Meloni.
Non mancano comunque voci più equilibrate, che provano a spostare il discorso sui contenuti: c’è chi invita Grillo a tornare a discutere di temi concreti come sanità pubblica, lavoro, casa e scuola pubblica, offrendosi persino di ascoltarlo su questi terreni. Ma sono voci minoritarie in una discussione che, nel complesso, restituisce l’immagine di una base pentastellata più vicina a Conte che al suo fondatore, nonostante gli affondi di quest’ultimo.