Le Lettere

Diesel, tarallucci e vino

Meloni fa tutto il contrario di quanto aveva spergiurato in campagna elettorale, eppure certa gente ancora si fida. Io allibisco.
Matilde Facci
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Gentile lettrice, è gente ideologizzata, fossilizzata oppure tanto stupida che si beve qualunque favola. Prenda la benzina. Ricorderà la Meloni che urlava in tutti i comizi: “Io pre-ten-do l’abolizione delle accise”. È la stessa Meloni che le accise non le ha tolte ma le ha aumentate, per sfregio. Sì, ma solo sul diesel, così adesso sono pari a quelle della benzina. Idea simpatica, peccato contenga una supposta senza lubrificante: siccome la grande maggioranza degli automobilisti va a diesel, l’aumento colpisce il 70% di loro (ah, non perdetevi lo sconto di 17 cent: dura solo pochi giorni). Altro esempio? Meloni in campagna elettorale: “Per chi commette reati non c’è indulgenza. Chi sbaglia, paga. Se sei condannato con sentenza definitiva passata in giudicato, la pena te la devi scon-ta-re! Per intero! Va-le-per-tut-ti!” e giù applausi dalla piazza. Un momento però, precisiamo: vale per tutti tranne che per Roggero. Per lui subito la richiesta di grazia a Mattarella fin dal primo minuto di carcere. Per lui “bisogna tener conto del trauma, dello stress e della paura”, ha detto Meloni. Ma nella legge non c’è scritto questo. E allora al diavolo la legge. Bisogna che i giudici prima di muoversi chiedano a Meloni: “Signora, che famo stamattina? Applichiamo la legge, quella che lei ha scritto e il governo approvato, oppure contiamo insieme le pere e le mele e poi annamo co’ le le danze, portate tarallucci e vino, viva il parroco?”. È la famosa certezza del diritto.

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