Il governo Meloni sulla giustizia perde il pelo (e i referendum) ma non il vizio: quando si tratta di mettere i bastoni tra le ruote agli organi di controllo giudiziale, non perde un colpo. Come dimostrano le dieci proposte di nomina a presidente di sezione della Corte dei Conti, deliberate legittimamente dal Consiglio di presidenza dell’organo, bloccate dall’esecutivo. Un blocco silenzioso, denunciato dal senatore dem, Antonio Misiani, in un’interrogazione parlamentare depositata ieri e rivolta a Palazzo Chigi.
Il ragionamento di Misiani è semplice: il governo ha congelato le proposte richiamandosi a una riforma – la delega attuativa della legge Foti, che mira a riformare (depotenziandola) la Corte dei conti – che però al momento non è ancora legge. Ha cioè anticipato gli effetti di una norma che allo stato non esiste, bloccando nel frattempo l’organo che dovrebbe controllare proprio l’operato del governo.
La Corte dei Conti infatti è l’organo di controllo che vigila sugli atti dell’esecutivo e sulla gestione del bilancio pubblico, e la sua indipendenza è pensata dalla Costituzione in funzione di garanzia “di fronte al Governo”, non al suo servizio. Paralizzare le nomine dei magistrati che quel controllo devono materialmente esercitare, mentre si prepara una riforma che ne riduce l’autonomia, significa nei fatti piegare in anticipo un organo di garanzia alla volontà di chi dovrebbe esserne controllato.
Tra i “congelati” anche i magistrati che bocciarono il ponte di Salvini
C’è poi un dettaglio che rende la vicenda sollevata da Misiani ancora più intricata: tra le nomine congelate, fa notare l’esponente dem, figurano magistrati che si sono occupati del controllo preventivo sul Ponte sullo Stretto, la cui istruttoria si è chiusa con un diniego del visto. Nel frattempo, sempre secondo il senatore Pd, il governo si accingerebbe a nominare come consigliere, nella quota di designazione governativa, un capo di gabinetto legato da un rapporto fiduciario diretto con l’esecutivo.
Misiani chiede al governo di sbloccare subito le nomine, di chiarire quali effetti concreti il blocco ha già prodotto sul funzionamento della Corte, e di riferire con urgenza in Parlamento prima che lo schema di decreto legislativo arrivi in Consiglio dei ministri, atteso già domani, 4 agosto.
I 5S: “La premier si fermi o ci troverà sulle barricate”
Sul fronte parlamentare arriva anche l’affondo del Movimento 5 Stelle: Alfonso Colucci e Valentina D’Orso parlano di un attacco pianificato proprio nel mese in cui l’attenzione pubblica è ai minimi, con l’obiettivo di far passare in silenzio norme che riguardano i controlli sulla spesa pubblica. Per i pentastellati la maggioranza tenta di fare con la magistratura contabile ciò che con la magistratura ordinaria non è riuscito, perché gli italiani lo hanno impedito con il referendum. La premier, dicono i due parlamentari M5S, si fermi finché è in tempo — altrimenti, avvertono, “ci troverà sulle barricate”.