Sull’Ucraina il Pd vota come le destre, ma il problema sarebbe Conte che vuole mettere fine alla carneficina

Sull'Ucraina Conte ha posto un problema sulla politica estera comune del fronte progressista. Ma finisce sotto attacco

Sull’Ucraina il Pd vota come le destre, ma il problema sarebbe Conte che vuole mettere fine alla carneficina

Tutti a stracciarsi le vesti perché, udite udite, il leader M5S Giuseppe Conte ha ribadito in una recente intervista ciò che, sulla guerra tra Russia e Ucraina, va ripetendo da anni.

Ma cosa ha detto l’ex premier di così scandaloso da seminare cotanto sgomento nel nascituro campo progressista oltre che tra le mejo penne der bigonzo? “Se dovessi vincere le primarie, il giorno dopo mi batterò in Europa per trovare una soluzione negoziale che tuteli gli interessi dell’Ucraina, che è il Paese aggredito”, ha chiarito Conte in un’intervista pubblicata ieri da La Stampa. E se dovesse tornare premier? “Chiamerei Zelensky, lo incontrerei per rassicurarlo: lui è l’aggredito. Ma un attimo dopo chiamerei Putin per imprimere una svolta negoziale. Putin non vuole il negoziato? Andiamoci a sedere, andiamo a vedere”. Apriti cielo!

Tra Lavrov e azov

Carlo Calenda, che ha fatto ormai della caccia ai filoputiniani – cioè chiunque la pensi diversamente da lui – la ragione della sua esistenza politica, coglie la palla al balzo per infilzare Elly Schlein: “Se il Pd esistesse ancora politicamente, dovrebbe sancire oggi la fine del campo largo o costringere questo populista opportunista a fare retromarcia. Ma faranno finta di nulla. Come sempre”.

Ma chi dovrebbe sedersi intorno a un tavolo per negoziare una pace, se non le parti in causa? Non è dato saperlo, nel vocabolario (di guerra) di Calenda la parola negoziato è stata definitivamente bandita al grido: “Fino all’ultimo ucraino”. Contro “il campo Lavrov”, pure Pina Picierno, teorica dell’armatevi e partite dalle retrovie del “campo Azov”, si indigna al solo evocare di qualsiasi ipotesi di trattativa.

“Le posizioni espresse da Conte sono evidentemente filoputiniane”, sentenzia facendo eco a Calenda prima dell’accorato appello: “Cari Renzi, Magi, Maraio avete due strade: mollare Conte, prendere atto che nessun democratico e progressista europeo può accettare queste tesi e ricostruire il centrosinistra italiano, oppure nascondere le macerie e le vittime delle città ucraine insieme all’antieuropeismo dei 5 stelle sotto il tappeto di un’alleanza elettorale che volete a tutti i costi, fingendo che nulla sia accaduto”. Le macerie e le vittime palestinesi, invece…

Scalpitano i riformisti dem

Intanto nel plotone riformista del Pd scalpitano. “Si prenda atto che c’è chi vuole rompere la coalizione, su una materia per noi del Pd del più alto valore, cioè il futuro dell’Europa e la sicurezza del nostro continente”, spara la prima fucilata la colonnella Lia Quartapelle. Poi tocca all’artiglieria pesante. Filippo Sensi punta al bersaglio grosso: “Il Vannacci del campo largo” alias Giuseppe Conte, che con la sua “agenda filorussa” giocherebbe “allo sfascio”. E avverte: “Non ci riuscirà. Dovrà fare pippa (sic)”.

Poi, in serata, Schlein smette di fingersi morta e risponde al leader M5S ai microfoni del Tg3: “Non funziona così. Prima il programma condiviso da tutta l’alleanza e poi le primarie, perché chi le vince deve guidare tutta la coalizione, non soltanto il proprio partito”. Ma continuando a scorrere l’intervista di Conte l’occhio cade su un’altra domanda: se vincesse Schlein, si adeguerebbe a continuare ad armare Kiev? Risposta: “Diciamo che, prima delle primarie, definiremo alcuni punti non negoziabili. Chiariremo delle questioni dirimenti, in modo che ci sia una linea condivisa chiunque sarà chiamato a guidare la coalizione”. Cioè esattamente la stessa posizione espressa da Schlein.

Renzi mediatore

Un’affermazione perfino ovvia. Lo dice pure Matteo Renzi: “In tutto il mondo ci sono due sinistre, con idee diverse sull’economia, la politica estera, l’energia. Ci sono da sempre gli Obama e i Sanders, i Biden e le Ocasio-Cortez – ricorda l’Italovivo dai sondaggi morenti -. E le primarie servono a decidere candidato e sensibilità programmatiche…”.

Un assist interessato a Conte: senza la scialuppa di salvataggio del campo progressista rischia il seggio in parlamento.

Linea comune

Adesso la palla passa al Pd. Il partito che fatica a trovare una posizione unitaria al suo interno, ma accusa Conte di spaccare una coalizione che allo stato non si sa neppure da chi sia composta. Lo stesso partito che, in tutte le votazioni cruciali, in Italia come in Europa, ha votato a più riprese – quando non si è spaccato – in linea con le destre sul riarmo, le spese militari e la guerra che da oltre quattro anni sta devastando l’Ucraina.

Ma il problema sarebbe il leader M5S che propone un’alternativa alle bombe per far cessare la carneficina chiedendo agli alleati il minimo sindacale: una linea comune di politica estera in una coalizione che ambisce a governare il Paese. In attesa che anche Schlein chiarisca la posizione del Pd.