Le Lettere

Giorgia d’Arabia

Crosetto ha detto che la nostra Marina militare, da sola, senza l’Europa e la Nato, andrà a “garantire” il passaggio delle navi nello stretto di Bab el Mandeb in mano agli Houti. Ma non è rischiosissimo?
Dario Valdesi
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Gentile lettore, è un intervento forsennato. Una volta si chiamava avventurismo e fu la smania di Mussolini: Libia, Abissinia, Albania, Grecia, guerra a Francia e Inghilterra, invasione della Russia. Sappiamo com’è finita. Oggi vediamo un’Italia che, pur in una scena molto diversa, si muove sulla stessa strada: la guerra in Ucraina ridotta alla formuletta “un aggressore e un aggredito” senza la minima elaborazione e contestualizzazione; l’invio d’un corpo di spedizione di 700 uomini col migliore armamento nel Golfo, in zona di guerra, incredibilmente all’insaputa del Parlamento e del Paese; e ora questa decisione ad altissimo rischio di ficcarci in una zona esplosiva. Ma abbiamo almeno un accordo sottobanco con gli Houti o andiamo alla cieca? Cosa farà una fregata nella strettoia di Bab el Mandeb se sarà attaccata da un nugolo di droni e missili? Davvero potrà intercettarli tutti? Chi è che dà consigli a Giorgia d’Arabia, forse quell’ammiraglio Cavo Dragone che vorrebbe iniziative preventive contro la Russia? Dio non voglia che una nostra nave venga affondata. Su Meloni e Crosetto, ministro della Difesa in conflitto d’interesse, peserebbe il sangue dei nostri marinai. Ma è inutile: se si cresce nell’idea che “Mussolini è stato un buon politico” (Meloni dixit), si finirà per ripetere gli errori del Duce e trascinare nella tragedia un Paese che vorrebbe solo vivere in pace e prosperità.

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