Lo scostamento di bilancio si voterà solamente a ottobre, ma la strada è tracciata. La maggioranza ha autorizzato il governo ad aprire le trattative con Bruxelles per chiedere l’applicazione della clausola di salvaguarda per difesa ed energia. Ovvero, una maggiore flessibilità che consisterà nello 0,9% del Pil in più speso per il riarmo e lo 0,6% per la sicurezza energetica, come annunciato dal ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti. Un’ipoteca, però, sul deficit, perché senza uscita anticipata dalla procedura d’infrazione – per ora esclusa, anche se il governo spera ancora in una sorpresa dell’ultimo minuto in autunno – l’applicazione della flessibilità della National escape clause (Nec) avrà “pieno impatto sul deficit”, come sottolinea il ministro dell’Economia.
La Camera ha approvato la risoluzione di maggioranza sulle comunicazioni di Giorgetti, dando il primo via libera alla richiesta di attivazione delle clausole di salvaguardia. Non è invece stata votata la risoluzione del campo largo, su cui si è consumata la frattura all’interno del Pd: i riformisti dem (Lorenzo Guerini, Lia Quartapelle, Virginio Merola, Nicola Care e Piero Fassino) avevano annunciato che non avrebbero votato a favore. La risoluzione del campo largo non è stata votata in quanto preclusa dalla riformulazione del governo del testo di maggioranza. Si sono invece astenuti sulla risoluzione di Azione e hanno votato a favore degli impegni per il Safe delle risoluzioni di +Europa e Italia Viva.
Il Pd aveva indicato l’astensione sulle risoluzioni di Italia Viva e +Europa e il no a quella di Azione e a quella di maggioranza. Queste ultime tre risoluzioni sono state respinte dall’Aula con il parere contrario del governo. La risoluzione di maggioranza – unica votata nella sua interezza e approvata – è stata rivista dal governo – dopo lo scontro interno e il pressing della Lega – che ha imposto una modifica sul Safe: il ricorso ai prestiti Ue deve essere valutato insieme ad altre opzioni, solo se le condizioni fossero “ritenute complessivamente vantaggiose”, quindi più convenienti per esempio dell’emissione di Btp. La risoluzione prevede anche che un eventuale ricorso al Safe serva per investire “in via prevalente” in sistemi tecnologici difensivi e di sicurezza nazionale.
L’ipoteca del riarmo sul deficit italiano: approvata la risoluzione alle comunicazioni di Giorgetti
Giorgetti ha spiegato che verrà utilizzato lo 0,9% del Pil per la difesa, quindi meno del massimo previsto dell’1,5%. Ma questo perché il restante 0,6% servirà per la sicurezza energetica. Iniziano così le trattative con la Commissione Ue, che darà un primo giudizio a settembre. Poi a ottobre dovrebbe arrivare il via libera definito dell’Ecofin e solo a quel punto il Parlamento sarà chiamato a votare lo scostamento di bilancio con importi precisi e definiti. Il governo, inoltre, aspetterà l’esito definitivo sulla procedura d’infrazione per deficit. Perché proprio il deficit è la zavorra che pesa anche sulle clausole di salvaguardia.
Queste spese, infatti, hanno “pieno impatto” sul deficit in caso di mancata uscita dalla procedura. Se si rimane sopra il 3%, quindi, il rischio è di rimanere nella procedura il prossimo anno proprio a causa dello sforamento autorizzato dalle clausole. Giorgetti ha parlato di una “scelta difficile” e impopolare in merito all’aumento della spesa per il riarmo e lo ha fatto richiamando l’articolo 52 della Costituzione: “È sacro dovere del cittadino la difesa della patria. Davanti al dovere non si scalcia, non si scappa, non si diserta”, dice il ministro dell’Economia. Per quanto riguarda l’energia, invece, saranno ammesse solamente spese per “migliorare strutturalmente la sicurezza del sistema energetico, favorendo la transizione e riducendo la dipendenza dai combustibili fossili”. Quindi sono escluse le misure temporanee per attenuare “gli effetti della crisi in atto”, come la riduzione delle accise o altri sussidi.
La discussione in Aula, alla Camera, è stata animata. Edoardo Ziello, di Futuro Nazionale, ha mostrato un cappio durante il suo intervento per esprimere contrarierà al ricorso ai fondi Safe: “State mettendo un pericoloso cappio al collo dell’Italia”, ha detto mentre i deputati di Fn mostravano cartelli con scritto “No Safe”. All’attacco, però, ci va soprattutto il leader dei 5 Stelle, Giuseppe Conte: “Meloni ha iniziato la sua legislatura trovando sulla sua scrivania 209 miliardi, mai successo per un premier nella storia della Repubblica. In eredità lascia due firme, due camicie di forza per l’Italia. Il Patto di stabilità che abbiamo invitato a non sottoscrivere. La seconda è il riarmo. Lo avete fatto per omaggiare Trump che vi ha ripagato con dazi e altri errori. Quindi il riarmo europeo senza uno straccio di difesa comune. Questo piano di riarmo distrugge il mercato comune europeo e permette alla Germania di tornare ad essere una super potenza militare. State consegnando l’Europa e un arsenale militare ai neonazisti dell’Afd”. Conte ha poi rilanciato il progetto progressista, che “significa vera alternativa alla politica di riarmo”. E ha rifiutato di parlare di “vittoria” per aver imposto al campo largo una risoluzione contro lo shopping militare. Ma il risultato, anche senza voto sulla risoluzione, resta: Conte ha infatti costretto Elly Schlein a inseguirlo e ha aperto la frattura nel Pd.