Chiuso, si fa per dire, il caso Delmastro, la maggioranza si trova a fronteggiare una nuova richiesta dei pm sulle chat di parlamentari e ministri. Un caso su cui la maggioranza ha preso in ogni modo tempo, ma sul quale una decisione diventa impossibile da rimandare. Parliamo delle chat di alcuni ministri – tra cui Giancarlo Giorgetti e Matteo Salvini – con l’ex direttore generale del ministero dell’Economia, Marcello Sala, in merito all’indagine sulla scalata di Mps a Mediobanca.
I pm di Milano hanno infatti inviato ai presidenti di Camera e Senato un documento nel quale spiegano perché per loro sia necessario leggere i messaggi tra Sala e nove parlamentari: otto di maggioranza e uno del Pd. La procura ipotizza un’azione di “concerto” tra gli attori coinvolti, con l’indagine per ora a carico di Francesco Gaetano Caltagirone, Francesco Milleri e Luigi Lovaglio. I pm sono così arrivati al cellulare di Sala, che non è indagato, ma quest’ultimo ha sottolineato come nel suo telefono ci siano chat con questi parlamentari, tra cui importanti esponenti di governo.
Scalata di Mps a Mediobanca, i pm di Milano chiedono l’autorizzazione per leggere le chat di ministri e parlamentari
Proprio per questa ragione i giudici hanno chiesto al Parlamento un’autorizzazione preventiva: hanno chiesto di poter accedere al telefono col rischio di imbattersi in chat che riguardano l’indagine. Nel caso in cui ci siano davvero queste chat, verrebbe poi chiesta un’altra autorizzazione. Eppure finora il Parlamento ha frenato in ogni modo, chiedendo chiarimenti: per prendere tempo la maggioranza ha chiesto ai pm di chiarire i motivi per cui ritengono necessari gli accessi alle chat.
I pm hanno ora risposto, spiegando che vogliono innanzitutto verificare se quei messaggi esistono e poi se sono rilevanti. Solo in quel caso verrebbe chiesta l’autorizzazione per acquisirle. Secondo i giudici, comunque, in quei messaggi è probabile che si parli del risiko bancario, essendo dialoghi avvenuti proprio nel periodo dell’operazione di Mps. Ricordiamo che sotto il riflettore della procura milanese c’è la cessione da parte del Mef del 15% di azioni di Monte dei Paschi, di fatto il primo passo verso la scalata.