Oltre otto ore di audizione, un giuramento sull’onore pronunciato in apertura, un fuoco di fila di domande e risposte e un contrattacco che ha spostato l’attenzione dalla pandemia, a una società che negli ultimi mesi si è trasformata nel principale accusatore del suo governo.
È la sintesi dell’audizione fiume di ieri di Giuseppe Conte davanti alla Commissione parlamentare d’inchiesta sul Covid, iniziata con la formula: “Giuro di dire la verità sul mio onore. L’onore per me viene prima di tutto”. E da lì ha subito rovesciato l’accusa su chi, a suo dire, quell’onore lo avrebbe perso “durante la pandemia, quando si è rifugiato nelle polemiche sterili”.
Conte ha ribattituo punto su punto
Il leader M5S ha respinto punto per punto le contestazioni sui ritardi nella dichiarazione dello stato d’emergenza, ricordando che l’Italia fu il primo Paese al mondo, insieme agli Stati Uniti, a proclamarlo, mentre Francia, Germania, Gran Bretagna e Spagna arrivarono anche 45 giorni dopo.
Ha difeso l’uso dei Dpcm come “lo strumento più idoneo” per intervenire in base all’andamento del contagio senza alterare gli equilibri costituzionali, e ha rivendicato il piano di sostegno a famiglie e imprese, arrivando a citare i 209 miliardi del Pnrr come “una svolta per l’Europa che vale quanto il Trattato di Maastricht”.
L’attacco alla maggioranza
Ma la parte più dura dell’audizione è stata quella riservata alla maggioranza. “La vostra presidente Giorgia Meloni andò nelle trasmissioni tv a darmi del criminale. Ma qual è stato il contributo dell’opposizione?”, ha attaccato Conte, ricordando che settimane fa, “messa sotto pressione da un’intervista di Nicola Porro“, Meloni si è detta interessata a capire l’uso fatto delle risorse pubbliche.
Da qui la citazione di Fabrizio De André, ripetuta più volte nel corso della giornata: “La gente dà buoni consigli se non può più dare il cattivo esempio”.
E poi l’affondo sui “veri patrioti”, contrapposti a chi, secondo l’ex premier, ha solo speculato su “una grave tragedia nazionale e internazionale”: “Non ricordiamo un vostro contributo utile, nemmeno un suggerimento plausibile”.
“Scavate quanto volete, non troverete illeciti”
Sul piano personale, Conte ha respinto ogni sospetto di illecito con una formula tranchant: “Potete scavare quanto volete, non troverete mai nulla di illecito, perché comportamenti illeciti non ci sono mai stati”. Ha definito la Commissione “un plotone di esecuzione” nei suoi confronti e, al tempo stesso, “una gabbia di protezione” per gli amministratori locali della maggioranza.
Il verbale che inchioderebbe JC Electronics
Il passaggio più delicato dell’audizione, però, è arrivato quando Conte ha annunciato di aver depositato lunedì in Procura una lettera anonima, ricevuta nei giorni scorsi, con allegato un verbale datato 14 aprile 2022 e firmato da rappresentanti dell’area legale e logistica della struttura commissariale e dell’Agenzia delle Dogane.
Il documento, ha spiegato, riguarderebbe una verifica sulle forniture della JC Electronics Italia: “Leggendo questo verbale emergerebbe che quei colli non sarebbero mascherine con efficacia filtrante. Addirittura i documenti di accompagnamento avrebbero una rappresentazione contraffatta”.
Da qui la domanda che Conte ha posto alla Commissione: come è stato possibile che, alla luce di quel verbale del 2022, lo Stato abbia poi sottoscritto una transazione da circa 100 milioni di euro con la stessa società? “Uso il condizionale perché non ho elementi per fare accertamenti diretti, ma per coscienza civica ho ritenuto di segnalare questo documento”, ha precisato, chiedendo di “bloccare” il pagamento e di far luce su una vicenda che, ha detto, “non ha colore politico: qui parliamo di 100 milioni dei cittadini”.
La difesa della società
La replica di JC Electronics è arrivata a stretto giro, e altrettanto dura. La società ha ricordato che un documento sulle mascherine Aoxing AX-KF95 è già stato portato in giudizio dallo Stato, insieme al dossier della Struttura Commissariale, “ed è uscito indenne dal vaglio della magistratura”: il Tribunale di Roma, con sentenza del 21 luglio 2025, ha rigettato la querela di falso proposta dall’Avvocatura dello Stato, condannando le amministrazioni alle spese, mentre una sentenza del 2024, divenuta definitiva, ha riconosciuto alla società un risarcimento di oltre 203 milioni.
L’azienda ha inoltre distinto la propria posizione da quella “ben diversa” delle mascherine acquistate dal consorzio cinese Luokai-Wenzhou, pagate 1.250 milioni ed “in gran parte risultate insalubri”, e ha invitato Conte “a rinunciare all’immunità e a confrontarsi apertamente nelle sedi opportune”.
Patuanelli: “Conte ha risposto con i fatti”
Dal fronte parlamentare le reazioni si sono divise lungo linee prevedibili. Il senatore di Fratelli d’Italia Lucio Malan ha accusato Conte di aver scambiato “la Commissione per il palco di un comizio a tutto campo”, parlando di tutto “tranne che di ciò che la legge attribuisce alla Commissione”.
Di segno opposto la lettura del Movimento 5 Stelle: il vicepresidente Stefano Patuanelli ha parlato di “uno dei momenti più alti” di un’inchiesta trasformata “in palco di partito a uso e consumo di Giorgia Meloni”, sostenendo che Conte abbia risposto “con i fatti” alle accuse di essersi voluto sottrarre, dimostrando “cosa vuol dire trasparenza” e “come ci si prende le responsabilità delle proprie azioni”.