A Bacoli, la sera del 22 luglio, il consiglio comunale ha approvato il nuovo regolamento del demanio marittimo. 11 voti favorevoli, 3 astensioni: Fratelli d’Italia si è astenuta, Forza Italia è uscita dall’aula. Il testo vieta a un operatore di tenere più di una concessione e cancella i subingressi, cioè la cessione del titolo che ha reso le spiagge un patrimonio ereditabile. E chi impiega lavoratori in nero perde la concessione. Il piano di utilizzazione delle aree demaniali, che il Comune di Bacoli conta di approvare entro settembre, porta la spiaggia libera o libera attrezzata dal 15 all’81 per cento del litorale. Una settimana dopo il Tar Campania ha respinto i ricorsi degli ex concessionari. Gli sgomberi valgono dal 1° ottobre. 24.783 abitanti, e una decisione che il ministero rinvia dal 2022.
Spiagge, non solo Bacoli
Il caso si ripete lungo la costa, e ogni volta passa da un tribunale. A Jesolo il comune ha diviso l’arenile in 16 unità minime di gestione e ne ha assegnate 15 con gare ventennali. È il primo in Italia ad aver chiuso la partita: a gennaio 2026 l’ultima sentenza ha esaurito i ricorsi. A Sarzana il bando per 12 concessioni sul litorale di Marinella è uscito a maggio. Ci è arrivato dopo il 2 febbraio, quando il Tar Liguria ha annullato le proroghe accogliendo i ricorsi dell’Antitrust. A Napoli il 40 per cento dell’arenile di Posillipo è tornato libero quest’estate. Ci è tornato perché la settima sezione del Tar Campania aveva cancellato, il 6 febbraio, il tetto di 60 ingressi al giorno e la chiusura alle 17.30 affidata proprio ai concessionari dei lidi confinanti.
Ottantaquattro milioni per tutte le spiagge d’Italia
Il Ministero delle infrastrutture ha messo agli atti la cifra. I canoni riscossi nel 2024 per le concessioni turistico-ricreative valgono 84,4 milioni di euro. L’Osservatorio dei conti pubblici italiani ha calcolato che nel 2021 il Comune di Milano incassò 53 milioni dai soli negozi della Galleria Vittorio Emanuele. Legambiente misura in Liguria quasi il 70 per cento di costa sabbiosa in concessione, in Emilia-Romagna e in Campania il 68. E a maggio 2025, con l’obbligo di gara in vigore dal 2022, i comuni che avevano avviato le procedure erano 26 su oltre 600.
A Roma il bando è ancora una bozza
Il decreto legge 32, in vigore dal 12 marzo 2026, ha imposto al Mit di portare in Conferenza unificata lo schema di bando tipo entro trenta giorni. Il 13 luglio il ministro Matteo Salvini ha riunito di nuovo le associazioni di categoria. Il ministero ne ha ricavato una nota sulla prosecuzione del confronto. Nella bozza che circola ci sono otto punti su cento di premialità per alberghi, resort e villaggi fronte mare, anche senza esperienza balneare: lo contesta Confartigianato Imprese Demaniali, che ci vede un incentivo alla concentrazione. Il decreto sugli indennizzi, atteso per il 31 marzo 2025, è fermo da più di un anno. Lo ha smontato il Consiglio di Stato con il parere 750 del 22 luglio 2025, dopo la lettera con cui la Commissione europea lo aveva contestato il 7 luglio.
Il calendario, intanto, corre. La legge 118 del 2022 ha recepito la direttiva Bolkestein con sedici anni di ritardo. Il decreto salva-infrazioni ha spostato l’efficacia delle concessioni al 30 settembre 2027. E il Consiglio di Stato, con la sentenza 3970 del 19 maggio 2026, ha chiarito che quel termine è un limite massimo e non una garanzia di permanenza per chi esce. Il governo ha ottenuto una data e la usa come cuscino.
A Bacoli il regolamento è passato in una seduta, con i verbali pubblici e l’opposizione a braccia conserte. A Roma lo schema di gara è all’ennesima consultazione, che il ministero chiama confronto. La legalità qui costa voti. È l’unica cosa che spiega un consiglio comunale capace di decidere in una sera e un ministero che dal 2022 rimanda la pagina più semplice, quella con scritto come si fa una gara.