Natale (Cda Rai): “Contro Ranucci una campagna quotidiana, dal Tg1 un comportamento mai visto prima”

Parla il consigliere di minoranza nel Cda, Natale: "Rai3 senza identità e Rossi ne rivendica lo smantellamento. Non le si possono imporre Sottile o Monteleone"

Natale (Cda Rai): “Contro Ranucci una campagna quotidiana, dal Tg1 un comportamento mai visto prima”

Roberto Natale, consigliere di amministrazione Rai, in quota minoranza, inizierei dalla notizia di giornata, l’arresti di Lavitola…
“Ovviamente sull’arresto posso solo dire, vedremo quello che deciderà la magistratura. Per quanto riguarda i riflessi sulla Rai, colpisce l’intensità della campagna pressoché quotidiana, sul collega Sigfrido Ranucci, che su molti giornali si continua a sostenere. Ancora oggi (ieri, ndr) c’è quello ‘sul retroscena della redazione’, quello su ‘Tutte le donne del caso Ranucci, i dubbi del comitato etico Rai’ ecc… E su questo un paio di cose vorrei dirle: primo, che il lavoro del comitato che si occupa dell’applicazione del codice etico va rispettato, nel senso che il comitato va fatto lavorare in pace, evitando fughe di notizie, indiscrezioni e illazioni su indiscrezioni più o meno fondate. E secondo che a questa campagna, purtroppo, e lo abbiamo denunciato ieri insieme al collega di Cda, Alessandro Di Majo, si sta prestando anche il Tg1, che sabato sera ha fatto un servizio pesantissimo sulle indiscrezioni relative a un documento interno alla redazione. C’è un problema di lealtà aziendale, di correttezza aziendale. Non si era mai visto che un Tg Rai desse conto del dibattito interno a un’altra struttura Rai. Mi auguro e chiedo che l’azienda e il vertice aziendale faccia notare al Tg1 la gravità di questo comportamento”.

Parliamo di un Tg che in più di un’occasione non ha trovato spazio per dare alcune notizie sulla Rai…
“Verissimo. È la testata che non dà notizia della bocciatura dei piani editoriali o che oscura i comunicati sindacali, come è capitato qualche settimana fa, quando i sindacati si erano riferiti alla crisi di Rai3 e avevano espresso preoccupazione per il futuro… Questo è evidentemente un comportamento che lede l’immagine aziendale”.

E del fatto che il Tg1 sia diretto da Gian Marco Chiocci, a suo tempo dato in procinto di diventare portavoce della Presidente del Consiglio, che idea si è fatto?
“A fine agosto festeggeremo l’anno da quando uscì l’indiscrezione de Il Foglio, che Chiocci, quel giorno confermò. Peraltro, Chiocci, ricordiamo, è anche quello che a Lavitola deve molta gratitudine professionale, perché c’era proprio Lavitola all’origine della vicenda della casa di Monte Carlo che dette lustro al suo profilo professionale”.

E su Ranucci si sente forte il peso della politica?
“Stiamo assistendo a molte stranezze. Poco fa è uscito un comunicato del senatore Gasparri che scopre il valore del pronunciamento delle redazioni… Poteva dirlo qualche mese fa, quando per esempio la redazione di Rai News bocciava a ripetizione l’allora direttore Paolo Petrecca o quando lo bocciava Rai Sport. Segnaliamo al senatore Gasparri che la settimana scorsa la redazione di Rai Parlamento ha bocciato il piano editoriale della neodirettrice Francesca De Martino”.

Però questo ci porta anche a uno dei grandi problemi della tv pubblica, ovvero che l’Italia non abbia ancora recepito la direttiva europea sulla libertà di stampa, non crede?

“La vicenda del servizio del Tg1 di sabato è significativa anche dal punto di vista simbolico. Si faceva quel servizio a dimostrazione dell’asservimento di un Tg a campagne politiche nel giorno in cui ricorreva l’anniversario dell’entrata in vigore del European Media Freedom Act. Direttiva che a un anno di distanza è ancora bellamente ignorata. Così come sono state ignorate le parole con le quali, qualche giorno fa, il Presidente Sergio Mattarella è tornato per la terza volta a fare appello alle forze politiche perché si dia applicazione alla direttiva”.

In compenso i vertici della Rai hanno fatto un giro di nomine e presentato dei Palinsesti che sono state prebende politiche a amici, parenti, amanti… In un anno elettorale e il messaggio è stato chiaro: non si fanno prigionieri…

“Nell’ultimo Cda sono stati illustrati i palinsesti della radio e si è votato sui piani di produzione e trasmissione dei palinsesti televisivi. Le critiche sono quelle note dal nostro punto di vista. Ma io insisto in particolare sul fatto grave: la mancata restituzione di un’identità editoriale a Rai 3. È, del resto, il punto principale del dissenso aspro nei confronti dell’Ad Giampaolo Rossi, che invece ha espressamente rivendicato questo smantellamento di Rai 3. Anzi, ha vantato come suo grande successo il fatto che ora Rai 3, secondo lui, abbia un’offerta più pluralista. Ma Rai 3 deve recuperare una sua identità informativa e professionale certa e non le si può imporre a forza il Sottile di Far West l’anno scorso o il Monteleone di Filorosso di quest’anno…”.