Lunedì mattina, al mercato di Lido di Camaiore, Roberto Vannacci è arrivato in bicicletta a un gazebo e ha distribuito il kit di gadget del suo partito: una paletta, un secchiello e una pistola ad acqua. Serve a difendere case e aziende, ha spiegato, e sulla card pubblicata dai suoi c’era scritto che è l’unica corsa al riarmo che approvano. Nelle stesse ore usciva la sua intervista a La Verità, e lì il generale in congedo dice la cosa che vale più dell’intera giornata in spiaggia: aspetta una telefonata di Giorgia Meloni. Con i membri dell’esecutivo, ammette, di interlocuzioni non ce n’è stata nessuna.
L’aggettivo esatto lo sceglie lui: «Considero Giorgia Meloni la padrona di casa». Lui sta all’ingresso e aspetta che la padrona parli con chi si trova sull’uscio. Matteo Salvini ha sbattuto la porta a fine giugno da Milano Marittima, con una battuta da bar: «Mi freghi una volta ma due anche no». Roberto Occhiuto (Forza Italia), presidente della Calabria, ha ripetuto il no dalle colonne del Foglio, tenendo la linea di Marina Berlusconi, che gli estremisti dentro la coalizione non li vuole. Resta il silenzio di Palazzo Chigi, e un generale che tiene il conto delle telefonate mai arrivate.
L’aritmetica che non basta
I numeri, intanto, gli darebbero ragione da mesi. La Supermedia YouTrend-Agi del 3 agosto dà Futuro Nazionale al 7,1%, in crescita di 0,6 punti, davanti alla Lega ferma al 5,9%. Fratelli d’Italia scende al 26,7%, uno dei dati più bassi della legislatura. E il centrodestra senza i vannacciani si ferma al 41,6%, sotto quel 42% che la nuova legge elettorale ha fissato come soglia del premio di maggioranza. A luglio YouTrend ha misurato pure gli elettori: il 53% di quelli di Fratelli d’Italia vuole il patto col generale, contro il 36% di contrari. La padrona di casa ha letto tutto e ha lasciato squillare il telefono.
La norma contra Vannacci
Il riconoscimento, in realtà, è arrivato in forma di comma. Il 16 luglio la Camera ha approvato lo Stabilicum con 217 voti, primo firmatario Galeazzo Bignami (Fratelli d’Italia). Dentro c’è una norma che esonera dalla raccolta delle firme soltanto i partiti con un gruppo parlamentare costituito entro il 31 dicembre 2025. Futuro Nazionale nasce a febbraio 2026 e a Montecitorio ha quattro deputati dentro una componente del Misto, così fuori restano loro e +Europa, che dovranno raccogliere le firme come una lista qualsiasi. Da via della Scrofa fanno sapere che non si tocca. Meloni riconosce il generale nel punto esatto in cui gli costa, e in nessun altro.
Da parte sua l’ex comandante della Folgore l’esistenza se l’è costruita altrove. A luglio, dal suo profilo Instagram, è passato un video fatto con l’intelligenza artificiale. Lui è imperatore in un’arena romana, e sugli spalti guardano lo spettacolo gli avatar della presidente del Consiglio e di Ignazio La Russa (Fratelli d’Italia). In mezzo, legati al palo in attesa dell’esecuzione, ci sono Elly Schlein e Giuseppe Conte. La premier si è dissociata il giorno dopo con un lungo post sui social. Ci scrive di esserci stata inserita “a mia insaputa”, e che quel video non appartiene al suo modo di intendere il confronto politico. L’alleanza esisteva dentro il video e si fermava lì.
Il partito, intorno, è una rete di comitati dove chiunque parla a nome del generale e si fa smentire il giorno dopo. A Milano va avanti da settimane l’attivismo di Roberto Jonghi Lavarini, il “barone nero”, senza ruoli dentro il partito. Così ogni settimana bisogna alzare il tiro. Sabato 8 agosto, dal palco della Versiliana, Vannacci ha presentato il suo candidato sindaco per Milano, il generale dei carabinieri in congedo Carmelo Burgio, e ha assicurato che saprebbe «rastrellare Rogoredo». Il telefono, intanto, resta muto. L’uomo forte aspetta sull’uscio, con la pistola ad acqua in mano.