Maggioranza a pezzi: mentre Meloni promette tasse giù e niente rimpasti, Salvini rilancia l’extragettito sulle banche imitando l’odiato Sanchez

Mentre Meloni si auto-elogia e giura che da settembre si abbatteranno le tasse, Salvini rilancia con gli extra-profitti delle banche

Maggioranza a pezzi: mentre Meloni promette tasse giù e niente rimpasti, Salvini rilancia l’extragettito sulle banche imitando l’odiato Sanchez

Le ferie incombono, la politica sonnecchia, ma la maggioranza riesce comunque a mostrarsi frantumata. L’ultima crepa l’ha scavata ieri Matteo Salvini, che ha riaperto il fronte delle tasse alle banche, proprio nel giorno in cui palazzo Chigi faceva filtrare gli estratti dell’ennesima intervista di Giorgia Meloni al settimanale berlusconiano “Chi“.

Nell’articolo la premier traccia l’agenda del governo per il rientro dalle ferie, promettendo di “alleggerire le tasse, rafforzare il potere d’acquisto e favorire un’occupazione sempre più stabile”, escludendo infine rimpasti a settembre.

Salvini gela la premier sulle banche ed elogia la politica di Sanchez

E proprio in quelle stesse ore il vicepremier Salvini ha rilanciato una proposta che né Fratelli d’Italia né soprattutto Forza Italia hanno finora mostrato di voler sposare, anzi: un contributo triennale del 5% sugli utili per le prime dieci banche italiane, da destinare – tra l’altro – al raddoppio dei militari di Strade Sicure.

Per sostenere la sua proposta, Salvini ha fatto i conti in tasca agli istituti di credito: “Su un utile di 30 miliardi, ti accontenti di un 5% l’anno”, spiega, aggiungendo di augurarsi che l’anno prossimo le banche arrivino a 40 o 50 miliardi di profitti.

Il leader della Lega prova a blindare la proposta azzardando che “l’intera maggioranza ci accompagnerà“, ma il suo è più un auspicio che una certezza, dati i rapporti di forza dentro la coalizione.

E, per far infuriare ancora di più Meloni, Salvini è arrivato persino a citare come modello l’intervento sulle banche spagnole del governo Sánchez, specificando subito di non condividere “nulla” del resto dell’azione dell’esecutivo di Madrid: un endorsement clamoroso proprio nei giorni in cui Roma e Madrid sono ai ferri corti su Schengen e Ceuta.

Ma quello sugli istituti di credito è solo un antipasto degli scontri interni al centrodestra che vedremo da settembre. Con la sessione di bilancio alle porte e la fine della legislatura che si avvicina, gli ultimi mesi saranno inevitabilmente scanditi da una campagna elettorale permanente, tutti contro tutti, anche dentro la stessa maggioranza: la tassa sulle banche è il primo terreno su cui misurare quanto la coalizione riuscirà a tenere insieme le sue anime sempre più divergenti su fisco ed economia.

Intanto Meloni si vanta di successi mai raggiunti

Meloni non a caso ha preferito infarcire l’intervista di auto-elogio per i successi passati (?), piuttosto che parlare del futuro. La premier ha rivendicato gli interventi sul costo dei carburanti, le misure per l’occupazione e il contrasto alla desertificazione dei centri storici. Tutti successi solo secondo lo story telling dei giornali e dei telegiornali (pubblci e privati) d’area.

Inoltre ha voluto portare un affondo sul clima: il governo, dice, porta avanti “un approccio pragmatico” contro quello che Meloni ha bollato come “ambientalismo ideologico“. Una scelta “interessante”, se si considera che il Paese sta affrontando la crisi climatica più grave della sua storia, con temperature mai raggiunte da quando si rilevano le serie storiche, ed attende ancora un Piano nazionale di adattamento climatico rimasto lettera morta per anni, visto che l’Osservatorio che avrebbe dovuto attuarlo, sarebbe dovuto nascere 726 giorni fa!

E non poteva mancare la solita massiccia dose di vittimismo

Infine nell’intervista non poteva mancare la consueta dose di vittimismo. Una parte l’ha riservata alla variabile Roberto Vannacci, descritto da Meloni come “un’operazione costruita per favorire la sinistra”, con una lettura che riduce il caso del generale-parlamentare – e le tensioni che ha aperto dentro il centrodestra – a semplice complotto orchestrato dagli avversari (quali non è dato saperlo), evitando così di affrontare nel merito le fibrillazioni interne alla coalizione.

Un’altra dose di sano vittimismo, la presidente del Consiglio l’ha dedicata al suo ruolo di premier-madre-donna-lavoratrice: ammette la stanchezza accumulata dall’impegno di governo (“la stanchezza c’è e la sento”) e racconta il rapporto con la figlia Ginevra, con la quale cerca “tempo lento e normalità”, lontano dai riflettori.  “Quando mi chiede perché il lavoro viene prima di lei, mi fa venire il cuore come una nocciolina”, racconta. Vittimismo allo stato puro.