Non è una sorpresa per (quasi) nessuno, ma ora è ufficiale: Matteo Renzi ha scoperto le carte sulla leadership del campo largo e con un’intervista al Corriere della Sera ha lanciato la candidatura della sindaca di Genova, Silvia Salis, indicandola come il nome da sostenere per guidare la coalizione.
“È il nome più forte per guidare questa scommessa, perché somma al nostro voto organizzato una sua forza personale rilevante”, spiega Renzi. Un’operazione che in realtà viaggiava da tempo neanche tanto sotto traccia in ambienti riformisti, ma che ieri ha trovato la sua investitura pubblica, con Renzi che invita però alla cautela: “La sindaca Salis deve essere aiutata, non strattonata: lasciamola lavorare. Quando sarà il momento di fare le liste vedremo la migliore formazione possibile. Per vincere”.
Renzi rivendica per sé un ruolo centrale nella coalizione
Il leader di Iv allarga poi il discorso all’intera coalizione, rivendicando un ruolo decisivo per la propria area politica: “Noi riformisti non facciamo parte del campo largo, che è formato da Pd, M5S e Avs. La matematica dice che senza di noi non ce la fanno”. E cita gli esempi opposti di Liguria e Genova per dimostrare la tesi: dove sono stati rimossi i veti si è vinto insieme, dove no si è perso.
“Tra Conte e Schlein solo una battaglia di posizione”
Per il leader di ItaliaViva, tra Giuseppe Conte ed Elly Schlein è in corso “un puro posizionamento. Conte non può che stare in coalizione. Anche perché se dovesse rompere l’alleanza si spacca il Movimento e saltano i suoi presidenti di Regione in Sardegna e Campania”. “La scelta di Schlein di lasciare ai Cinque stelle qualche governatore non è stata generosità, ma un investimento intelligente sul futuro”, evidenzia.
Quindi il monito finale diretto a Schlein: se non si trova l’unità, avverte Renzi, sarà Giorgia Meloni a fare “il bis”, conquistando altri cinque anni a Palazzo Chigi e sette al Quirinale, e “il popolo del centrosinistra non perdonerà chi avrà messo veti”.
Primarie, Schlein tallonata da Salis e Onorato
Ad agitare il clima interno alla coalizione arriva anche un sondaggio realizzato da Spin Factor per Adnkronos, che ha misurato il sentiment social dei leader del campo progressista tra l’11 luglio e il 10 agosto.
Conte resta in testa con il 32,2% di sentiment positivo, seguito da Schlein al 27,6%. Ma il dato più interessante riguarda il podio: al terzo posto si piazza proprio Silvia Salis, accreditata del 25,7%, tallonata a distanza minima da un altro outsider civico, Alessandro Onorato, leader di Progetto Civico Italia, al 24,5%, e dal sindaco di Napoli Gaetano Manfredi al 24%. Tra i leader di partito in senso stretto, il primo a comparire è Nicola Fratoianni con il 20,5%. Sul fronte delle interazioni social Conte resta nettamente il più coinvolgente, con 2,2 milioni di interazioni, davanti a Schlein, ferma a 567mila.
Bettini: “Non serve un terzo uomo. Contro Conte attacchi micidiali”
Sulle prospettive della coalizione ieri è intervenuto anche il dem Goffredo Bettini, che ha liquidato l’ipotesi di un “terzo uomo”, un leader esterno come fu Romano Prodi. Di leader “ne abbiamo fin troppi”, ha ribadito Bettini che ha anche respinto l’idea che il leader M5S stia condizionando il Pd: “Conte è al centro di attacchi continui e micidiali. Difende da solo il suo elettorato, decisivo per battere la destra”.
E aggiunge di aver trovato “poca solidarietà” attorno a Conte di fronte alle polemiche che hanno coinvolto la sua famiglia. Su Renzi, il giudizio è netto: “Si è collocato nel centrosinistra. Ha fatto benissimo. È stato un tormento per la premier”. Quanto a Salis, Bettini la definisce “un rebus”, una figura “trasversale” capace di allargare i consensi della coalizione anche oltre l’area tradizionale del centrosinistra.
E Bonelli si scaglia contro il dualismo Conte-Schlein: “Prima il programma, poi il leader”
Non tutti, però, guardano con lo stesso ottimismo alla dinamica interna alla coalizione. Angelo Bonelli, co-portavoce di Avs, ha espresso tutta la sua insofferenza per quella che definisce una “sfida a due” tra Conte e Schlein, che a suo dire sta distraendo l’attenzione dalla vera priorità: costruire un programma credibile per governare il Paese. “Siamo profondamente irritati dalla corsa alla leadership nel centrosinistra”, scrive Bonelli, avvertendo che “se, per prevalere sull’altro, si introducono elementi che rischiano di lacerare l’alleanza, si provoca un danno serio all’intero centrosinistra”.
Per il leader dei Verdi la priorità dovrebbe essere un tavolo politico che definisca il perimetro programmatico e le regole per la scelta del candidato premier, prima ancora di ogni primaria: “Non saranno una passeggiata, soprattutto se ciascuno cercherà di delegittimare l’altro a pochi mesi dalle elezioni”.