Lega nel caos, processo a Salvini: la leadership nel mirino. I fedelissimi difendono il segretario, ma Romeo & C insistono: “Partito da rilanciare”

Nella Lega si apre il processo a Salvini dopo il sorpasso di Vannacci. Da Fontana a Romeo, ecco chi ha messo in discussione il segretario

Lega nel caos, processo a Salvini: la leadership nel mirino. I fedelissimi difendono il segretario, ma Romeo & C insistono: “Partito da rilanciare”

Porta decisamente male l’estate a Matteo Salvini. Sette anni dopo i mojito del Papete e la fine del governo giallo-verde, che segnarono l’inizio del crollo irreversibile della Lega sprofondata dal 34 per cento di quell’agosto di bagordi sulle spiagge di Milano Marittima ai consensi a una cifra di oggi, nel Carroccio si è aperto il processo al segretario. Accelerato, ça va sans dire, dal sorpasso di Futuro Nazionale, il partito del generale Roberto Vannacci, che ha ormai superato nei sondaggi il Capitano che gli diede i natali politici.

Processo a Salvini nella Lega

Una messa in stato d’accusa iniziata con l’affondo del governatore della Lombardia, Attilio Fontana. E proseguita con la pubblicazione degli estratti del libro del capogruppo della Lega a Montecitorio, Massimiliano Romeo. Intramezzati dall’appello alla “coesione e al rispetto” dell’altro Fontana, Lorenzo, presidente della Camera. Una miscela esplosiva a pochi giorni dal rito più atteso dal popolo della Padania: il raduno annuale di Pontida. Sarà forse anche per questo che, partito il processo a Salvini, dopo la tempesta i pompieri del Carroccio sono entrati in azione per cercare di domare le fiamme alla vigilia dell’evento che ha fatto, da Umberto Bossi in poi, la storia del partito.

“Nessuna soluzione va esclusa a priori”, erano state le parole del governatore della Lombardia circa l’ipotesi di un passo indietro di Salvini di fronte alla costante (e irreversibile?) crisi di consensi della Lega. Di qui la proposta di Fontana (Attilio) di “aprire uno spazio di confronto per la ricerca di soluzioni utili a tutti”, aperto agli altri governatori del Nord (Fedriga, Fugatti, e l’ex presidente del Veneto Zaia). Un ‘fronte del Nord’, orfano però del successore del doge Alberto Stefani.

L’affondo del governatore lombardo

Ma di fronte alle posizioni di Fontana (sempre Attilio), altri esponenti del partito fanno quadrato intorno al leader: “Salvini è stato riconfermato segretario un anno fa, se volevano dire qualcosa potevano farlo”, tagli corto il deputato Igor Iezzi. Al Caffe’ della Versiliana, era stato del resto il vicepremier in persona a prendere posizione dinanzi agli affondi interni al partito: ”C’è la Lega che ha 500 sindaci e decine di migliaia di iscritti. Se qualcuno ha delle sue riflessioni da fare ben vengano. Ma la Lega è il partito del Nord, del Centro, del Sud. Se ci sono alcune persone che la pensano in maniera diversa viva la democrazia però non è il partito. Il partito è qua oggi”. A difesa del segretario, anche i fedelissimi di Salvini.

I fedelissimi fanno quadrato con Salvini

Da Andrea Crippa a Luca Toccalini. È, ovviamente, la vicesegretaria Silvia Sardone, Susanna Ceccardi, e Claudio Durigon. Che intervistato dal Corriere, boccia l’iniziativa del governatore lombardo: “Questa associazione mi sembra strana, non ne ho contezza – taglia corto -. So che erano contrari all’associazione che all’epoca aveva creato Vannacci e quindi mi sembra strano che possano essere oggi favorevoli ad altre associazioni”.

Poi, però, il vicesegretario aggiunge: “Credo che noi dobbiamo ritrovare la nostra identità all’interno della Lega attraverso i temi e le vere battaglie – argomenta -. Difendere i territori e’ uno dei motivi per cui sono entrato nella Lega. E il territorio, in qualsiasi regione italiana, si difende con i temi”. Ù

Ceccardi rincara la dose su Repubblica: “Abbiamo cinque ministri lombardi, il tema del Nord è già ampiamente rappresentato. Si è votata l’autonomia dopo moltissimi anni, una delle battaglie vinte dalla Lega. Invece di festeggiare, stiamo a lamentarci”.

Sempre dalle colonne del Corriere, Sardone è lapidaria: “Il nostro segretario, peraltro rieletto un anno fa, ha portato il partito dal 5% al 34% non solo il contrario, ma questo qualcuno sembra dimenticarlo – dice rivolta a buon intenditor… -. E in Veneto e in Calabria i sondaggi dicevano il contrario della realtà. Ovvio che Salvini continuerà a fare il suo lavoro e che a Pontida ci si aspetta tanta gente, tante idee, perché è l’ultimo nostro storico appuntamento primo del voto. Non una passerella”.

Romeo non molla

Ma Romeo non molla. Il presidente dei senatori del Carroccio, autore del libro ‘Fare la Lega – Agenda per il rinnovamento’, insiste: “La Lega torni a riprendere in mano alcuni temi che hanno caratterizzato la sua storia”. La volontà è “rilanciare il movimento”. Il non detto è una domanda posta sul tavolo, implicitamente, dai dissidenti: si può fare con un leader che dopo aver portato la Lega al 34% l’ha fatta precipitare al 5/6 per cento?