Stop a Schengen con la Spagna, i numeri smontano le tesi del governo: solo 31 respingimenti e da Ceuta nessuna emergenza

Trentuno respingimenti su 180mila identificati, nessuno collegato a Ceuta, e la Spagna è prima in Europa per arresti di jihadisti

Stop a Schengen con la Spagna, i numeri smontano le tesi del governo: solo 31 respingimenti e da Ceuta nessuna emergenza

Trentuno, non uno in più né uno in meno, trentuno. Tanti sono i provvedimenti di respingimento adottati alle frontiere marittime e aeroportuali in un mese di controlli sui viaggiatori che arrivano dalla Spagna, otto dei quali su cittadini marocchini, con sei persone finite in arresto. Nello stesso periodo, dal 1° al 31 agosto, il Viminale ha vagliato quasi 500mila nominativi sulle liste passeggeri e ne ha identificati oltre 180mila all’ingresso in Italia. Un respingimento ogni seimila identificati, e il vicepremier Antonio Tajani, che ha rivendicato quelle cifre in un’intervista al Corriere della Sera, le commenta così: «Non sono pochi».

Sono pochissimi, e soprattutto sono muti. Nessuno di quei trentuno respingimenti risulta collegato a Ceuta, come ha scritto il Giornale di Sicilia ricordando che l’identificazione dei migranti entrati nell’exclave è rimasta parziale, e quelli motivati da terrorismo sono zero. Eppure la proroga di altri 15 giorni della sospensione di Schengen con la Spagna, decisa il 31 agosto, viene difesa con una formula che a leggerla non ci si crede: «Il pericolo jihadista non va sottovalutato».

Il Paese che arresta più jihadisti d’Europa

L’ultimo rapporto Europol sul terrorismo nell’Unione, pubblicato a luglio con i dati del 2025, conta 347 arresti per reati di matrice jihadista in sedici Stati membri. Il primo Paese della classifica è la Spagna, che ne conta 100, seguita dalla Francia con 64, mentre l’Italia si ferma a 26. Gli attentati jihadisti portati a termine sono stati nove, in Germania, Francia, Austria, Irlanda e Spagna, e in Italia nessuno, visto che gli undici attacchi censiti qui da Europol sono tutti di matrice anarchica e di sinistra.

Il ministro degli Esteri sceglie quindi di filtrare chi arriva dal Paese con l’apparato antiterrorismo più attivo d’Europa, dove il pericolo jihadista si misura in arresti invece che in comunicati. E c’è l’altra cifra, quella che a Palazzo Chigi conviene ignorare: dei 398 arrestati per terrorismo di cui si conosce lo status di residenza, 259 erano cittadini dell’Unione, gente che a un controllo documentale passa senza che nessuno alzi un sopracciglio.

Il doppio filtro che esisteva già

Ceuta sta dentro Schengen con un regime speciale, previsto fin dall’adesione della Spagna e ribadito dal Codice frontiere Schengen: i controlli di identità e documenti sono obbligatori in uscita, all’imbarco su navi e aerei diretti nella penisola o in un altro Paese Schengen. Lo ha confermato la Commissione europea rispondendo a un’interrogazione parlamentare del 2022. I controlli italiani sono un terzo passaggio su una filiera che ne prevedeva già due.

Sui numeri della crisi Tajani abbonda: «Sono arrivate quasi 100 mila persone». Il governo spagnolo, secondo la stima riferita dall’Ansa, ha parlato di almeno 50 mila ingressi, e il ministero dell’Interno di Madrid ha contato circa 48.300 rientri volontari in Marocco. Il ministro raddoppia la cifra e trattiene il resto. Come fa con il vanto sul calo dell’immigrazione irregolare, «oltre il 60%», quando il cruscotto del Viminale al 17 agosto conta 17.800 sbarchi contro i 39.116 del 2025, cioè meno 54 per cento, su una rotta che con la Spagna non c’entra niente.

Resta la norma, che è la parte dove il castello crolla. L’articolo 25 del Codice frontiere Schengen ammette il ripristino dei controlli interni soltanto come misura di ultima istanza, in situazioni eccezionali, con una minaccia grave documentata e una proporzionalità dimostrata: il governo ha prodotto trentuno respingimenti e nessun elemento pubblico sulla minaccia specifica, tanto che la Commissione ha aperto una valutazione proprio sulla proporzionalità dei controlli italiani. Tajani giura che la proroga «non è contro qualcuno». Poi definisce «una ritorsione che non trova spiegazione» la scelta di Madrid di fare esattamente la stessa cosa a parti invertite. La sicurezza nazionale, evidentemente, è nazionale davvero.