Nessun passo avanti, anzi. L’incontro tra Bernardo Iovene e Giulio Valesini, in rappresentanza degli inviati storici di Report, e il direttore degli Approfondimenti Rai Paolo Corsini si è chiuso ieri con una fumata nera che sa di punto di non ritorno.
“Il dialogo riprende se c’è il ritiro oppure la rinuncia da parte dei due nominati, altrimenti non c’è dialogo”, dice Iovene al termine del faccia a faccia, riferendosi a Giulia Presutti e Daniele Piervincenzi, scelti dai vertici Rai per la conduzione del programma al posto di Sigfrido Ranucci. “Noi abbiamo ribadito la nostra posizione, sia degli inviati esterni che della redazione interna. L’azienda dovrebbe ritirare la nomina di questi due conduttori e riprendere un colloquio con noi per far riprendere al più presto il programma”, ha proseguito lo storico inviato, che insieme a Valesini ha già rinunciato all’incarico di capo autore dopo l’annuncio della nuova conduzione.
Corsini, riferisce Iovene, “ha preso atto della nostra posizione, ha cercato di capire se c’erano dei margini di apertura da parte nostra, ha cercato di spiegarci il suo progetto”. Nessuna apertura concreta, dunque, mentre la macchina della protesta prosegue: oggi il direttore incontrerà i giornalisti interni della redazione, e sempre oggi è in programma la riunione con tutti gli inviati, interni ed esterni, e la produzione.
Sullo sciopero, Iovene chiarisce la differenza di status: “Lo sciopero riguarda i giornalisti interni, noi siamo esterni quindi in blocco decidiamo di andarcene, questa possibilità è confermata”.
L’affondo di Ranucci contro Piervincenzi e Presutti
Mentre la trattativa si arena, arriva il nuovo affondo di Ranucci, questa volta rivolto direttamente a Piervincenzi, che si era lamentato sul Domani della definizione di “scelta mediocre” usata per la sua nomina. “Confermo, e specifico: mediocre non è la vostra professionalità, che non metto in discussione, mediocre è la scelta di mettervi alla guida del programma di inchiesta più importante della storia della televisione italiana“, scrive l’ex conduttore in un lungo post su Facebook. Un servizio realizzato per Report, ricorda, “peraltro mai andato in onda, e da me risistemato un paio di volte, non fa di nessuno un conduttore”.
Ranucci smonta poi la motivazione ufficiale della Rai, quella del concorso vinto dai due giornalisti: “Si è dimenticata di specificare quale: un concorso pensato per coprire i buchi di organico nelle redazioni dei Tg regionali, che valuta la capacità di stare in video e leggere un testo di un minuto. Non la capacità di dirigere un programma di prima serata di 160 minuti di inchieste”.
Contrappone infine il proprio percorso, arrivato a Report “dopo un lungo percorso nel 2006”, fatto di scoop nazionali come l’intervista smarrita di Paolo Borsellino e internazionali come quello sull’uso delle armi chimiche a Falluja.
I Cdr stanno con Report
Sul fronte della solidarietà interna, l’appoggio alla redazione di Report si allarga di ora in ora. Il Cdr di Rai Parlamento esprime “solidarietà a tutta la redazione di Report” e auspica “la ripresa del dialogo tra i vertici aziendali e la redazione”, chiedendo contestualmente alle forze politiche di impegnarsi per il recepimento del Media Freedom Act europeo.
Sulla stessa linea il Cdr del Tg3, che parla di “un segnale di mancato rispetto per l’autonomia di chi lavora” e chiede alla Rai di “ascoltare le richieste di tutta la squadra”. Ancora più netto il Cdr di Rainews, che rivendica il diritto della redazione di Report a esercitare “la professione giornalistica in piena autonomia editoriale e indipendenza da qualsiasi pressione politica”, ricordando come il governo non abbia ancora adeguato le regole sulla governance Rai alle richieste europee di indipendenza dalla politica.
Intanto gli arrestati puntano al rito abbreviato
Sul fronte giudiziario, intanto, si muove la strategia difensiva degli arrestati per l’attentato del 16 ottobre sotto casa di Ranucci. I presunti esecutori materiali, tuttora detenuti a Rebibbia, sono orientati a chiedere il rito abbreviato una volta chiusa l’inchiesta ed eventualmente disposto il rinvio a giudizio dalla Procura di Roma. In caso di condanna rischiano una pena tra gli otto e i dieci anni: l’abbreviato consentirebbe uno sconto di un terzo.
Il quadro accusatorio, però, resta solido: il gip, respingendo nei giorni scorsi le istanze di arresti domiciliari per due degli indagati, ha giudicato le loro ricostruzioni “reticenti” e “contraddette dalle risultanze delle intercettazioni”.
Proseguono parallelamente le indagini su Gomes Tavares, il factotum di Valter Lavitola tuttora irreperibile, sui cui rapporti economici con l’ex editore gli inquirenti concentrano ora l’attenzione, in attesa delle analisi forensi sui telefoni e i computer sequestrati a lui e ai quattro indagati.