La Sveglia

Fondo alimentare dimezzato, 200mila senza aiuti in Cisgiordania

Duecentomila persone in Cisgiordania hanno smesso questo mese di ricevere gli aiuti alimentari del Programma alimentare mondiale, che il 1 settembre ha comunicato di dimezzare la platea da 400.000 a 200.000 beneficiari per mancanza di fondi, e la ragione stavolta sta scritta in un bilancio invece che in un ordine militare. Esattamente la metà.

Nel territorio che le Nazioni Unite chiamano occupato i residenti in insicurezza alimentare sono 900.000 e il fabbisogno è più che raddoppiato dal 2023. Shaun Hughes, direttore del WFP per la Palestina, ha detto ai giornalisti a Ginevra che da quel giorno duecentomila perdono l’accesso agli aiuti salvavita, e che il reddito è calato nel 76 per cento delle famiglie della Cisgiordania. A Gaza il contante distribuito era già stato ridotto del 40 per cento a luglio per 375.000 beneficiari. Due terzi della Striscia resta a livelli di fame critici o d’emergenza. Servono 386 milioni di dollari in sei mesi per sfamare 2 milioni di persone, e senza quei soldi, avverte il WFP, entro fine anno fino al 90 per cento affronterà livelli elevati di insicurezza alimentare acuta.

Lo stesso 1 settembre, da Wicklow, la nota della Farnesina annuncia che alla ministeriale europea Antonio Tajani confermerà “l’impegno italiano per la soluzione a due Stati e l’assistenza alla popolazione di Gaza”. Food for Gaza nasce alla Farnesina l’11 marzo 2024. Nelle stesse ore, riferisce Nove Colonne, la Freedom Flotilla riparte di porto in porto verso Gaza, con arrivo previsto a ottobre. Hughes ci ha messo pure la diagnosi: mentre le crisi si moltiplicano e gli interessi di bilancio interni prendono il sopravvento, il rischio concreto è che l’attenzione del mondo si sposti dalla Palestina, e intanto alla metà rimasta fuori dagli elenchi viene detto di arrangiarsi.