Presunti tentati sabotaggi e attentati russi ai danni dei Paesi Ue, i violenti attacchi all’Ucraina e gli inevitabili contrattacchi di Kiev a Mosca e dintorni. Passano i mesi, ma la situazione che vede contrapposti Vladimir Putin e Volodymyr Zelensky appare immutata, con la diplomazia che da diverso tempo è completamente in stallo e senza prospettive di un ritorno ai tavoli negoziali che, almeno in teoria, dovrebbero porre fine al conflitto.
Una guerra senza fine che, più che avvicinarsi alla conclusione, sembra aprirsi a un’escalation imprevedibile che potrebbe finire per coinvolgere i Paesi europei. Si tratta di uno scenario da incubo che i leader Ue intendono evitare a ogni costo, ma che, paradossalmente, viene alimentato proprio dalle dichiarazioni furiose dei capi di governo dell’Unione.
Lo zar allontana la pace
Che la situazione sia grave appare chiaro proprio dalle parole di Putin, che non sembra affatto pensare alla pace. Secondo lo zar, i negoziati sono completamente fermi e per questo, con tono di sfida, ha dichiarato che “se qualcuno è in grado di apportare cambiamenti positivi a questo processo negoziale che, a quanto ci risulta, è attualmente in una certa misura in stallo, non abbiamo nulla in contrario”.
Ma c’è dell’altro. Durante una conferenza stampa, il presidente russo è tornato a minacciare il Regno Unito, reo di aver fornito missili a lunga gittata a Kiev: “Posso confermarlo ancora una volta: qualsiasi installazione militare in Ucraina è un nostro obiettivo legittimo, anche quelle britanniche”. Alla domanda dei cronisti se “gli impianti militari-industriali britannici situati sul territorio britannico” potessero diventare obiettivi militari, lo zar ha tagliato corto: “È un segreto”.
La risposta shock di Zelensky: “Chiuderemo lo spazio aereo russo”
Parole che sono state prese al balzo da Zelensky, con dichiarazioni altrettanto gravi. Il presidente ucraino, senza che nessuno in Occidente si sia indignato, ha detto che “l’escalation non può e non rimarrà confinata al territorio ucraino. Oggi vogliamo avvertire ogni compagnia aerea che utilizza lo spazio aereo russo, ogni assicuratore e chiunque utilizzi ancora i principali aeroporti della Russia” che “lo spazio aereo russo sta diventando completamente insicuro”.
Zelensky precisa che “non minaccia l’aviazione civile in quanto tale e neanche un singolo aereo civile”, ma che i rischi di incidenti stanno crescendo. Inevitabile la reazione di Mosca, con il ministro dei Trasporti, Andrei Nikitin, che ha tuonato: “La Russia non consentirà alcuna interruzione significativa”.
Ma il leader ucraino non si è limitato a questo perché, complici le tensioni scaturite dai droni carichi di esplosivo a Lipsia, che per la Bild sarebbero “russi”, ha chiesto ai Paesi Ue di fare di più contro Mosca perché “Putin si prepara ad attaccare altri”.
La posizione dell’Ue e della Nato
Proprio questa eventualità sta terrorizzando Bruxelles, dove la situazione viene monitorata attentamente. La presidente della Commissione Ue, Ursula von der Leyen, ha detto che i droni a Lipsia sono stati preparati “da agenti russi sul suolo dell’Unione Europea”, assicurando che Bruxelles reagirà con nuove sanzioni e rinnovando il sostegno a Kiev.
Il caso di Lipsia è stato commentato anche dal segretario generale della Nato, Mark Rutte, secondo cui “la Russia ha aumentato la sua spregiudicatezza”, ma “non ci spaventa. La nostra unità è incrollabile, il nostro supporto all’Ucraina è chiaro. Le forze armate stanno lavorando senza sosta per garantire la prontezza operativa e tutelare la sicurezza pubblica”.
La situazione sul campo di battaglia
Davanti a queste dichiarazioni bipartisan, che non lasciano presagire nulla di buono, sul campo di battaglia la situazione si fa sempre più complicata. L’Ucraina, ormai a corto di sistemi di difesa antiaerea, è stata pesantemente colpita, mentre le forze armate russe hanno conquistato altri due villaggi: Kazachya Lopan, nella regione nord-orientale di Kharkiv, e Svyatogorsk, in quella orientale di Donetsk.
Colpiti anche due nuovi centri logistici ucraini nei pressi della capitale Kiev. Di tutta risposta, l’esercito ucraino ha lanciato uno sciame di droni contro Belgorod, in Russia, causando diversi feriti e almeno due morti. Una spirale d’odio che, a oggi, sembra senza via d’uscita.