La Sveglia

Tra critiche al governo israeliano e antisemitismo, così il confine diventa sempre più labile

Sette degli undici esempi allegati alla definizione di antisemitismo dell’IHRA, l’Alleanza internazionale per la memoria dell’Olocausto, coincidono con le critiche allo Stato di Israele. Lo scrive l’appello di oltre cento organizzazioni che presidia piazza Montecitorio. Dentro, la Commissione Affari costituzionali riprende l’esame del disegno di legge 2830, che fa entrare quella definizione nella legge italiana, approvato dal Senato il 4 marzo con 105 sì e 24 no. Cinque articoli.

Adottano quella definizione di antisemitismo “ivi inclusi i relativi indicatori”. Istituiscono una strategia nazionale e un coordinatore a Palazzo Chigi. Nuovi reati non ne creano. Amnesty International Italia ha scritto a marzo che, in base a quegli indicatori, le attività di monitoraggio già registrano come antisemitismo il suo rapporto sulle violazioni della Convenzione sul genocidio da parte di Israele e quello sulle pratiche di apartheid.

Lunedì la relatrice speciale delle Nazioni Unite Francesca Albanese ha avvertito che la rimozione su larga scala delle macerie nelle aree di Gaza sotto controllo israeliano rischia di cancellare le prove di crimini internazionali, “incluso il genocidio”, e che sotto quelle macerie le autorità palestinesi stimano oltre 10.000 persone. Nel gennaio 2024 la Corte internazionale di giustizia aveva ordinato a Israele di conservarle, quelle prove.

Sempre lunedì una barca della Global Sumud Flotilla è attraccata al Lido di Venezia, e la portavoce italiana Maria Elena Delia ha parlato all’Adnkronos di «velo di oscurità» calato sulla Palestina. Al Senato la garanzia che criticare Israele resti lecito è finita in un ordine del giorno, il G1.107 di Ivan Scalfarotto (Italia Viva), un atto di indirizzo che non vincola nessuno, a fare argine alla definizione che entra in legge con i suoi indicatori.