Il vento che ha gonfiato le vele dell’estrema destra in Germania soffia forte anche sulla sede di Futuro Nazionale. E Roberto Vannacci lo sa benissimo: infatti per il generale è il momento di battere cassa dal centrodestra. Il conto lo presenta lui stesso, in un comunicato diffuso ieri in fotocopia su Instagram e Facebook: “Il risultato è scritto nero su bianco: senza Futuro nazionale il centrodestra non raggiunge il 42%. Non è propaganda. È aritmetica”.
L’avvertimento al centrodestra
Segue la parte relativa alle richieste e alla trattativa, quella che a Palazzo Chigi fa drizzare le antenne: “I nostri voti non sono un pacco postale da ritirare alla vigilia delle elezioni […] le alleanze non si costruiscono con formule escogitate nei palazzi, ma sulla chiarezza dei programmi”. Tradotto: niente election day a costo zero per FdI, Lega e Forza Italia. Vannacci vuole un posto al tavolo, e lo vuole scritto prima, non dopo. “Futuro nazionale non negozia i suoi principi […] e non sarà la ruota di scorta di nessuno”, chiude il generale.
Il popolo del centrodestra lo vuole un coalizione
Non è solo propaganda: anche i sondaggi gli darebbero ragione. Secondo una rilevazione Noto per “Porta a Porta“, il 45% degli elettori di centrodestra vuole Futuro Nazionale dentro la coalizione, contro il 34% che lo vorrebbe da solo. Un dato che trasforma il pressing di Vannacci da mal di pancia interno a problema elettorale: quasi un elettore su due, tra i suoi potenziali alleati, non vuole rotture.
Intanto la legge elettorale arranca
Intanto la maggioranza lavora alla legge elettorale. Oggi arriva in aula al Senato il testo. In mattinata è previsto il vertice degli sherpa di maggioranza sui nodi ancora aperti: soglia del premio (41% o 42%), norma “anti-cespugli” e, soprattutto, il ballottaggio. È quest’ultimo il vero cavallo di Troia di Vannacci: è lì che Futuro Nazionale conta di incassare la rendita di posizione.
La pulizia interna: espulsi Sforzini e Ruvolo
Mentre tratta fuori, il generale fa pulizia dentro. Dopo l’espulsione di Luca Sforzini, presidente di Rinascimento Nazionale, ora tocca a Stefano Ruvolo, l’imprenditore siciliano di “Patto per l’Italia”: la lettera di espulsione è già pronta. Il problema è che Ruvolo è anche il proprietario dei locali di via in Lucina 17, a Roma, dove Futuro Nazionale ha la sede nazionale, sullo stesso pianerottolo di Forza Italia. Epurare l’alleato, stavolta, rischia di voler dire sfrattare il partito.
Il convegno della discordia, Vannacci relatore al corso per gli agenti
Ma il caso che dice di più sui reali rapporti di forza nel centrodestra è un altro. Il 18 settembre Vannacci sarà tra i relatori – con giornalisti, imprenditori e criminologi – di un convegno a Torino su “Insicurezza urbana“, promosso dalla Federazione Sindacale di Polizia (Fsp).
Fino a pochi giorni fa l’iniziativa aveva un bollino istituzionale pieno: equiparata ad aggiornamento professionale per gli agenti delle volanti, con esonero dal servizio per l’intera giornata e saluti ufficiali affidati al questore di Torino, Massimo Gambino. Cioè: la Polizia di Stato aveva accettato che un leader di partito facesse per un giorno il “professore” ai propri agenti – un via libera implicito ma concreto.
La retromarcia di Piantedosi
Solo dopo la protesta di Nicola Rossiello (Silp Cgil Piemonte), che parla di violazione “della stretta neutralità” delle forze dell’ordine, e dopo la richiesta di chiarimenti al ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, il Dipartimento della Pubblica Sicurezza ha corretto il tiro: evento declassato a “iniziativa sindacale“, senza questore e senza valore di aggiornamento professionale.
Il dietrofront arriva però a cose fatte, e non cancella il segnale di partenza: se un questore aveva già detto sì senza obiezioni dal Viminale, vuol dire che dentro gli apparati dello Stato Vannacci ha smesso da tempo di essere un corpo estraneo alla maggioranza. È già, nei fatti, un interlocutore.
“Il ministro Piantedosi si assuma la responsabilità di questa ennesima figuraccia che fa fare alle istituzioni e chieda scusa”, hanno attaccato i parlamentari 5S, Chiara Appendino, Antonino Iaria e Elisa Pirro. “La retromarcia compiuta dal Dipartimento della Pubblica Sicurezza è la retromarcia di Piantedosi”, aggiungono, “Sono stati costretti a mettere una pezza maldestra dopo le polemiche che inevitabilmente si sono scatenate per questo evento che, peraltro, si aggiunge al sospetto emerso di recente che esponenti delle forze dell’ordine e dell’esercito siano militanti di FN. Il ministro Piantedosi non si nasconda e dia subito spiegazioni pubbliche sull’accaduto”.