Corsa al riarmo, l’Italia ufficializza la richiesta di flessibilità per energia e difesa

L’Italia ufficializza la richiesta di flessibilità per energia e difesa. Il pacchetto vale 36 miliardi, 14 per l'energia e 22 per le armi

Corsa al riarmo, l’Italia ufficializza la richiesta di flessibilità per energia e difesa

L’Italia ha inviato alla Commissione europea la lettera per l’avvio della procedura finalizzata all’attivazione della clausola nazionale di flessibilità (Nec) prevista per gli investimenti in energia e della difesa. Il nuovo spazio per l’energia potrà raggiungere lo 0,3% del Pil all’anno e lo 0,6% cumulato nel triennio, pari a circa 14 miliardi. Si aggiungerebbe allo 0,9% destinato alla difesa (altri 21-22 miliardi).

L’Italia ufficializza la richiesta di flessibilità per energia e difesa

Il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti aveva già indicato in Parlamento a inizio agosto l’intenzione del Governo di chiedere tutto il margine disponibile. La posta potenziale, tra sicurezza energetica e spese ‘militari’, vale complessivamente l’1,5% del Pil nel triennio 2026-2028, pari per l’Italia a circa 35-36 miliardi ai valori nominali indicati nel Documento di finanza pubblica. Dopo la proposta della Commissione di dare il via libera alle richieste dei singoli Paesi, l’attivazione delle clausole nazionali anche per l’energia andrà approvata dal Consiglio Ecofin il 9 ottobre.

Saranno ammesse solo misure decise dopo il 28 febbraio 2026. Gli investimenti, nell’idea di Bruxelles, dovranno rafforzare in modo strutturale la resilienza del sistema energetico europeo e accelerare l’uscita dai combustibili fossili. Sono esclusi in partenza interventi compensativi sul caro energia, come le misure sulle accise. Una volta ottenuto il disco verde da Bruxelles, il governo si presenterà in Parlamento per chiedere l’autorizzazione a procedere con lo scostamento di bilancio che serve a tradurre la flessibilità in soldi da utilizzare per le misure.